Quattrocentotrentaquattro immagini. Le ha scattate un fotografo per immortalare la serata a fini pubblicitari. Sono nelle mani degli inquirenti. Ritraggono tutti coloro che quella notte erano presenti all'interno del Miro Music Club di piazza Regina Margherita, ad Alatri centro. Fanno parte, a pieno titolo, del fascicolo di indagine; un volume che, giorno dopo giorno, cresce sempre più. Ed ora chi è fuggito senza rendere testimonianza potrebbe essere individuato e successivamente chiamato a rispondere di ciò che ha visto all'interno del circolo Arci nel momento stesso in cui si è scatenata la lite tra Emanuele Morganti e la persona che era al bancone. Ma anche cosa è accaduto in piazza Regina Margherita. La notte del massacro, infatti, così come sta emergendo ora dopo ora, in molti si sono dati alla fuga. Magari lo hanno fatto semplicemente per non rimanere immischiati in una storia di sangue. Ma le loro dichiarazioni, nel caso in cui abbiano assistito pure al pestaggio, potrebbero imprimere un'ulteriore svolta alle indagini. Farlo spontaneamente eviterebbe futuri guai giudiziari. Grazie a quei fotogrammi, infatti, chi indaga, proprio nei giorni successivi al delitto, è riuscito a risalire alla persona con la quale il ventenne di Tecchiena ha avuto il diverbio per un drink. A individuarlo sono stati proprio alcuni clienti: il loro apporto ha fatto così emergere che la persona che tutti pensavano fosse un albanese, in realtà era un italiano.

A dare una mano all'inchiesta è stato anche un social network. Uno dei testi ha, infatti, indicato l'uomo della lite proprio perché lo ha riconosciuto su Facebook. Lo stesso, nel corso di un interrogatorio, ha confermato che quella sera anche lui era presente nel locale. Ha anche ammesso di aver avuto un litigio con Morganti ma di non aver preso parte al massacro. La sua posizione è comunque al vaglio della magistratura, non fosse altro perché è stato lui a scagliare il portatovaglioli contro Emanuele. Un gesto che ha poi provocato l'intervento dei buttafuori. Al momento, però, non risulta indagato per alcun tipo di reato. Gli inquirenti sperano ora che grazie a quelle immagini si possa risalire ad altri clienti del circolo in grado di fornire apporti determinanti alla ricostruzione della serata. I loro nomi sono presenti anche nel registro dei soci e, quindi, facilmente individuabili. Determinante, così come ha fatto il fotografo, potrebbe essere qualcuno che abbia ripreso l'aggressione mortale con uno smartphone: lo sperano familiari e inquirenti. Il filmato, da inviare anche in maniera anonima alla procura, potrebbe chiarire chi ha partecipato al massacro e chi invece con l'omicidio non c'entra nulla.