Non si placa lo sfogo della famiglia Morganti che vive il dramma dell'assurda perdita di un figlio. Dopo le dichiarazioni della madre e della sorella della vittima, a parlare è stato anche il padre. L'uomo ha riferito nel corso di un'intervista ai microfoni della trasmissione Pomeriggio Cinque, che per lui Emanuele non era semplicemente un figlio. «Era un amico, un figlio che adorava un padre e un padre che adorava un figlio». Per poi aggiungere che era un ragazzo «Tranquillo, con le stesse passioni, gli stessi gusti della vita, questo era Emanuele».

Poi ha anche evidenziato di averlo visto per l'ultima volta proprio alle 23:00, la sera del pestaggio mortale e che era andato da lui per chiedergli le chiavi dell'automobile per andare a prendere la ragazza. «Non aveva la macchina e voleva fare una bella figura andando a prendere la ragazza in auto», ha aggiunto. Poi il dramma: l'uomo ha saputo di quanto accaduto al povero Emanuele Morganti solo alle 4 del mattino, quando è stato avvertito del fatto che il giovane era stato trasportato in eliambulanza a Roma. «Non immaginavo questo, non il peggio…».

Prima della fine dell'intervista, Giuseppe Morganti, particolarmente provato per il dolore che lui e la sua famiglia stanno vivendo in questi giorni, ha chiosato: «Speriamo che la legge stavolta funzioni», rivelando poi di non rendersi ancora conto di quanto avvenuto. Il suo è stato anche una sorta di appello a chi dovrà giudicare gli assassini del ragazzo. La speranza è, infatti, quella che le pene siano davvero esemplari. Senza sconti per nessuno.