È l'ultimo a finire nel registro degli indagati. Ma adesso anche lui è tra i maggiori indiziati per l'omicidio di Emanuele Morganti. La sera del delitto fugge prima dell'arrivo dei carabinieri. Mentre tutti gli altri restano lì. Pensa di averla fatta franca. Che nessuno farà mai il suo nome. E invece no. I magistrati del pool investigativo, composto dal procuratore Giuseppe De Falco e dai sostituiti Vittorio Misiti e Adolfo Coletta, iniziano a torchiare tutti coloro che hanno assistito al delitto. Lo fanno senza sosta. Leggono e rileggono le dichiarazioni. Incrociano quanto affermato da decine di testimoni e li mettono pure a confronto. Poi fanno bingo. E salta fuori il nome di Michel Fortuna, 24anni di Frosinone. È lui che, stando alle accuse mosse da più di qualcuno, sferra l'ultimo pugno al ventenne di Tecchiena, facendolo sbattere violentemente contro la Skoda. Per poi darsela a gambe un attimo prima che in piazza Regina Margherita arrivino gli uomini dell'Arma.

Se ne va a casa, magari pensando solo di aver commesso una bravata. Di aver contribuito a dare una lezione a chi si era permesso di mancare di rispetto a un suo amico. Poi, alla notizia del decesso, diventa uccel di bosco. Nessuno riferisce della sua presenza. Ma pian piano il muro di omertà inizia a sgretolarsi. E c'è chi decide di riferire agli inquirenti che le persone che picchiavano come belve Morganti non erano solamente Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Che erano pure altri a sferrare calci, pugni e colpi di manganello. E pure a sputargli addosso. I magistrati si convincono che le dichiarazioni rese sono attendibili. E nel momento stesso in cui formulano la richiesta di accertamento tecnico per effettuare la ricerca di tracce biologiche sull'autovettura, oltre a cambiare anche per gli indagati per rissa il capo di imputazione (divenuto per tutti e otto di omicidio volontario), aggiungono alla lista Michel Fortuna. Al frusinate, così come agli altri, addebitano il delitto. Anche lui è accusato di omicidio. E iniziano a cercarlo per notificargli l'avviso di garanzia. Bussano alla porta della sua abitazione ma, a quanto pare, non lo trovano. Almeno così sembra. Forse il ragazzo sta solo valutando il modo migliore per rispondere alle accuse, tramite i suoi legali. Anche se al momento ha un avvocato d'ufficio. Per inchiodare anche lui servono, comunque, quelle risposte importanti che gli inquirenti si aspettano dalle risultanze dell'autopsia affidata al dottor Saverio Potenza, dell'Università di Tor Vergata, e alla tossicologa Maria Chiara David. Solo allora il giallo sarà meno giallo.