C'è il rischio di trasferimento per il giudice che dispose la scarcerazione di Mario Castagnacci. Il comitato di presidenza del Csm ha, infatti, autorizzato l'apertura di una pratica in prima commissione, accogliendo la richiesta del laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin.

I fatti

Il 23 marzo il 27enne e altre tre persone vengono trovate in possesso di cocaina, crack e hashish durante una perquisizione. Immediato l'arresto. La mattina seguente (quindi a poche ore dall'omicidio di Morganti) i quattro si presentano davanti al Gip, che convalida gli arresti ma, non essendoci stata richiesta da parte del pubblico ministero di misure detentive, non impone nessun obbligo. Mario Castagnacci è libero. Torna ad Alatri e la sera - secondo la procura - è uno degli artefici del delitto di Emanuele. «È del tutto evidente che gli esiti tragici della vicenda non possono essere addebitati al magistrato che ha disposto la scarcerazione dello spacciatore, ma è altrettanto evidente - aveva evidenziato Zanettin - che si sarebbero evitati, applicando canoni ermeneutici diversi e più rigorosi».

Relatore della pratica sul caso è il presidente della prima commissione, Giuseppe Fanfani, laico del Pd. Il presidente dell'Anm, Eugenio Albamonte, intervistato da Giovanni Floris a "Dimartedì", ha spiegato che in udienza i tre amici hanno scagionato il presunto assassino: «Quindi - ha spiegato il magistrato - a fronte di una relazione di questo tipo e senza nessuna prova, il giudice non avrebbe potuto prendere nessun provvedimento». Tanto più che nemmeno il pm d'udienza l'aveva chiesto.