Ora l'accusa è grave per tutti. Pesante come un macigno. Coinvolge anche quanti, almeno fino all'altro ieri, rispondevano sola- mente del reato di rissa. La svolta c'è stata nelle ultime ore. Chi credeva di cavarsela diversamente, adesso è iscritto nel registro degli indagati per omicidio. E non si escludono provvedimenti restrittivi.

Tutti gli indagati

I maggiori indiziati per la morte di Emanuele Morganti restano in primis Mario Castagnacci e Paolo Palmisani. Tanto che per entrambi, sin da subito, si sono aperte le porte del carcere di Regina Coeli, dove sono tutt'ora reclusi, forse anche a causa della scelta precipitosa di allontanarsi da Alatri. Ma adesso si aggrava pure la posizione di Franco Castagnacci, 50 anni, di Alatri, padre di Mario; Michel Fortuna, 24 anni, residente a Frosinone; Michael Ciotoli, 27 anni, Manuel Capoccetta, 28 anni, e Damiano Bruni, 27 anni, tutti di Ceccano; e dell'albanese Xhemal Pjetri, 33 anni, residente a Ferentino. Per gli inquirenti anche loro dovranno rispondere del delitto del ventenne di Tecchiena.

Svolta nell'inchiesta

Gli inquirenti hanno voluto imprimere un'accelerazione all'inchiesta, dopo aver ascoltato numerosi testimoni ed effettuato di- versi sopralluoghi sul luogo del crimine e all'interno del Miro. La decisione assunta dal pool investigativo, composto dal procuratore Giuseppe De Falco e dai sostituti Vittorio Misiti e Adolfo Coletta, cambia radicalmente lo scenario finora prospettato e, a breve, potrebbe portare ad altri clamorosi colpi di scena. Sono, comunque, davvero numerosi gli aspetti da chiarire in questa torbida vicenda. Su tutti il movente. Resta, infatti, avvolto nel giallo il perché del brutale pestaggio sfociato nella morte del ragazzo. Molteplici sono le ipotesi al vaglio degli uomini dell'Arma dei carabinieri: dalla semplice lite finita in tragedia, a rivalità tra gruppi di giovani e perfino alla vendetta per la difesa di una ragazza. Senza tralasciare lo scontro per motivi legati al controllo delle piazze della droga. Ancora introvabile è l'arma del delitto, ovvero quell'oggetto in ferro, manganello o chiave a L, che qualcuno avrebbe visto usare da uno degli indagati per finire la vittima.

Caccia ai falsi testimoni

Nel mirino anche le persone che hanno reso dichiarazioni.Tra loro ci potrebbe essere anche chi non avrebbe detto la verità per paura di eventuali ritorsioni. Così come quanti hanno riferito fatti diversi per inquinare le prove. Il procuratore ha anche fatto sapere che, quando si avranno degli «indizi univoci», a carico di altri soggetti, saranno adottate le misure conseguenziali, non escludendo la possibilità di procedere a iscrivere nell'elenco degli indagati altre persone. E perfino nuovi arresti.

Le difese affilano le armi

Gli avvocati Giampiero Vellucci e Riccardo Masecchia, anche alla luce della nuova contestazione, sostengono che la stessa non è mutata nella sostanza. Tanto che presenteranno al pm un'istanza per richiedere l'interrogatorio di Damiano Bruni e Michael Ciotoli «I nostri assistiti - evidenziano - sono totalmente estranei all'omicidio di Emanuele. Per questo avanzeremo una richiesta affinché vengano immediatamente ascoltati, proprio per chiarire ogni aspetto della loro posizione». Il legale di Franco Castagnacci, Marilena Colagiacomo, dice che «si tratta di un'imputazione provvisoria» e che il suo assistito ribadisce «la propria estraneità anche alla rissa, figuriamoci all'omicidio. Lui ha cercato di aiutare Emanuele. Il mio cliente - fa notare - sostiene di non essere assolutamente implicato nel delitto». Aspetta di esaminare le carte l'avvocato Federica Nardoni, nominata d'ufficio nella difesa di Michel Fortuna, l'ultima persona finita nel mirino degli inquirenti.