Tutti indagati per omicidio volontario e rissa aggravata: è questa la clamorosa svolta nelle indagini per la morte di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri deceduto in seguito al massacro avvenuto a piazza Regina Margherita, davanti al Miro Music Club, nella notte tra il 24 e il 25 marzo scorsi. 

I magistrati inquirenti hanno deciso di imprimere questa fortissima accelerazione all'inchiesta dopo che nei giorni scorsi sono stati effettuati nuovi sopralluoghi sulla scena criminis, sentite altre persone indagate o informate sui fatti e fatti riscontri e incroci fra le deposizioni già acquisite. 

Una svolta clamorosa, che cambia radicalmente lo scenario finora prospettato e che a breve potrebbe portare ad altre "sorprese" con il possibile coinvolgimento di altre persone presenti in quella maledetta notte al pestaggio poi rivelatosi mortale. Ore febbrili, dunque, che vedono in campo investigatori e inquirenti, impegnati 24 ore su 24 a chiarire i tanti misteri che ancora avvolgono il caso. Su tutti il movente, ma anche l'arma del delitto, ancora introvabile, le persone che realmente hanno preso parte, a vario titolo, al pestaggio, eventuali "precedenti" fra gruppi o "vendette". 

Intanto, gli otto finora coinvolti in modo diretto nelle indagini vedono aggravarsi la loro posizione. L'accusa di omicidio volontario e di rissa aggravata è stata formulata a carico dei "fratellastri" Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, 27 e 20 anni, di Alatri, in carcere a Regina Coeli dopo essere stati fermati dai carabinieri mentre si nascondevano a Roma, a casa di una zia, nella notte tra il 27 e il 28 marzo; Franco Castagnacci, 50 anni, di Alatri, padre di Mario; Michel Fortuna, 24 anni, residente a Frosinone nella zona del Casermone; e poi i 4 buttafuori del Miro - Michael Ciotoli, Manuel Capoccetta e Damiano Bruni, di Ceccano, e l'albanese Xhemal Pjetri - dove tutto è iniziato. 

Intanto, venerdì prossimo gli uomini del Ris effettueranno una perizia sull'auto sequestrata la notte del massacro (una Skoda, quella sulla quale il corpo del giovane, stando ad alcune testimonianze, sarebbe stato scaraventato con violenza facendogli sbattere la testa su un montante della macchina). L'esame è finalizzato a rilevare l'eventuale presenza di tracce biologiche e di impronte digitali. In caso di esito positivo le persone coinvolte verranno sottoposte all'esame del DNA.