«Dare dell'omertoso a chi quella sera era in piazza ma non sa, o non può parlare per ragioni di discrezione, è irrispettoso». Da questa affermazione è partito, lunedì sul piccolo schermo, lo scontro a distanza tra il sindaco Giuseppe Morini e il conduttore di "Quinta Colonna", Paolo Del Debbio, che in studio ospitava l'onorevole Andrea Romano, i giornalisti Mario Giordano e Claudia Fusani.

Rimasti basiti, a cominciare dallo stesso Del Debbio, di una piazza Santa Maria Maggiore completamente deserta. Da lì scambi piuttosto accesi sulle affermazioni definite «semplicistiche e poco credibili» del primo cittadino alatrense, che ha descritto la sua comunità «laboriosa, attiva e poco incline ad uscire la sera. La gente va a dormire perché il giorno dopo deve andare a lavorare». Una lettura delle assenze che non ha affatto convinto gli ospiti di Rete Quattro che hanno, dal canto loro, sottolineato «la paura e l'omertà da parte di chi sa e non dice, il timore che si ha anche a scendere in piazza per difendere un ventenne massacrato davanti a decine di persone. Troppe - ha sottolineato Giordano - per essere soltanto otto gli indagati. Il sospetto che ci siano protezioni e molto altro di non detto è forte».

Da più di una settimana, ormai, la città di Alatri e la piccola frazione di Tecchiena sono al centro delle cronache locali e nazionali per un massacro di rara ferocia al quale segue un'indagine completamente testimoniale.La comunità, probabilmente, la paura ce l'ha davvero.
Non per questo, però, gradisce che ne emerga una descrizione totalmente negativa, che accomuni i cittadini "normali" a quei nomi che «tutti conosciamo». Quella che ipoteticamente è stata descritta come "violenza di ritorno" potrebbe essere uno dei fattori per cui chi sa e ancora tace non esce allo scoperto: il terrore di diventare bersaglio, a sua volta, di chi ha massacrato Emanuele.

«È necessario rivolgere un appello ai suoi cittadini - ha insistito in trasmissione l'onorevole Romano rivolto a Morini - affinché ci sia la massima collaborazione, perché secondo me si tratta di problemi di informazione». «Due ore non di più per conoscere i nomi di quelli che hanno ucciso Emanuele» ha rimarcato la Fusani. Gli animi troppo caldi, anche in studio, hanno chiuso il collegamento. E, con buona pace del primo cittadino e di quella Alatri "laboriosa", nascondere od omettere che anche nella sua città delinquenza e droga trovino spazio sembra, quanto meno, surreale.