Il problema Albaneta va risolto, superato e trasformato in opportunità. Un problema sia legale che diplomatico. Non solo le controversie per il famoso cancello della discordia, o per le aree private per alcuni e demaniali per altri, ma anche i rapporti con l'ambasciata polacca hanno vissuto -talvolta -  momenti di fibrillazione  per la fruibilità o meno di quei luoghi così significativi per il popolo che riconquistò Montecassino nel secondo conflitto mondiale.

Così, prima che scoccasse l'ora delle celebrazioni ufficiali della "liberazione" del sacro monte grazie al secondo corpo d'armata polacco, previste a maggio, il prefetto Emilia Zarrilli ha attraversato quei sentieri storici con l'interno di far scoppiare di nuovo la pace e la concordia.

Con la precisa volontà di aiutare un'azione sinergica tra le parti, la dottoressa Zarrilli è arrivata ieri pomeriggio - a sorpresa -  davanti al cimitero polacco che iniziare il lungo percorso lungo le vie dell'Albaneta. Con lei il vice prefetto Cappelli, il questore Filippo Santarelli, il vice questore Alessandro Tocco e il dirigente della polizia Enzo Pittiglio. Ad accompagnarli dom Luigi Maria Di Bussolo insieme all'imprenditore che ha la gestione dell'area per conto dell'abbazia, Daniele Miri. Appassionante la "scalata" storica: dalla monastero di Santa Maria dell'Albaneta, alle masserie fino al carro armato. Su tutto e su tutti, l'obelisco in memoria di quei soldati polacchi che immolarono le loro giovani vite per "la nostra e la vostra libertà". Un percorso dove la dottoressa si è resa conto, di persona, della bellezza dei luoghi e della necessità "di renderli accessibili e fruibili a tutti". Magari, attraverso un investimento che possa portare anche alla creazione di servizi essenziali, da bagni a piccoli punti di ristoro in aree ben studiare e lontane dai luoghi simbolo. Servizi essenziali che possono, a quel punto, contemplare il pagamento di un biglietto. Ma la sintesi del sopralluogo e del successivo summit in abbazia, dove sono arrivati anche il sindaco di Cassino D'Alessandro e il legale del monastero Sandro Salera, è stata anche un'altra. Tutti devono collaborare -  e non litigare -  per la buona riuscita del progetto. E per continuare a mantenere ottimi rapporti con la Polonia, evitando anche gli scivoloni del passato con momenti di autentica tensione, poi riportata nell'alveo  del dialogo.

Il messaggio finale è stato uno solo: l'Albaneta, come l'abbazia, deve essere un luogo aperto a tutti. Va messa in sicurezza per riportare ancora di più alla luce la sua storia millenaria e quelle ferite profonde inferte durante il secondo conflitto mondiale davanti alle quali si rimane in silenzio!