L'inchiesta va avanti. E in procura si susseguono i vertici del pool di magistrati che coordina le indagini. Anche ieri è stata una giornata febbrile.

Il pool

Dalle 12 fino alle 14.30 di ieri, all'ottavo piano del palazzo di giustizia, si è svolto un summit al quale hanno partecipato il procuratore di Frosinone Giuseppe De Falco, i sostituti Adolfo Coletta e Vittorio Misiti, nonché i vertici dei carabinieri con il comandante provinciale colonnello Giuseppe Tuccio, il comandante del reparto operativo Andrea Gavazzi, il comandante della compagnia di Alatri maggiore Antonio Contente e il reparto investigazioni scientifiche. In precedenza, magistrati e militari dell'Arma avevano fatto un sopralluogo ad Alatri in piazza Regina Margherita e all'interno del Miro, il locale dove è nata la scintilla che, successivamente, ha portato alla brutale aggressione e al conseguente omicidio di Emanuele Morganti. Gli investigatori continuano ad ascoltare testimoni e a valutare le dichiarazioni prese a verbale, dopo che un'ottava persona è finita nel registro degli indagati. Notizia che ieri il procuratore ha confermato. Anche se, sull'identità, il riserbo resta altissimo.

L'idea della madre

Intanto la madre di Emanuele ieri ha voluto far sapere all'esterno la sua posizione. Per la famiglia la morte del ragazzo è collegata a una vendetta. Vendetta per avere Emanuele, in passato, difeso una ragazza dal gruppo di ragazzi che gliel'hanno giurata. E che, poi, quella notte hanno voluto fargli pagare lo sgarbo. Insomma, per mamma Lucia il suo ragazzo ha pagato l'intromissione nell'aggressione subita da quella ragazza. Il diverbio avuto con un avventore che Emanuele non conosceva potrebbe essere un pretesto. O forse anche una trappola. Altrimenti non si spiega perché il solo Emanuele sia stato portato di peso fuori dal circolo. Un'idea, quella della vendetta, che potrebbe essere un'altra pista battuta dagli investigatori. Che, al momento, insistono con le testimonianze. E soprattutto sulla necessità di effettuare una scrematura tra quelle attendibili e quelle non, tra quelle contraddittorie e quelle rese a bella posta per depistare. Anche alla luce della particolare conformazione della piazza, della presenza di auto, alberi ed altri ostacoli che potrebbero in qualche modo aver coperto la visuale dei testimoni. E anche per questo si susseguono i sopralluoghisul posto.Per capire chi c'era e dove e cosa ha visto o avrebbe potuto vedere o non vedere. Ma anche cosa non dice.

Gli accertamenti del Ris

I carabinieri del Ris, intanto, continuano il proprio lavoro sui reperti sequestrati, tra i quali c'è anche un manganello. Mentre domenica si è proceduto allo svuotamento della fontana nella piazza di Alatri alla ricerca dell'arma del delitto. Quest'ultima, probabilmente uno sfollagente telescopico, non è stata ancora rinvenuta. Gli accertamenti vanno avanti anche ai fini di un'ordinanza di custodia cautelare alla quale, dopo il fermo a Roma di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, stanno lavorando in procura. Si cerca di mettere insieme quanti più elementi possibili prima di inoltrare una richiesta in tal senso al gip di Frosinone. Analizzata anche la Skoda contro la quale, prima di stramazzare al suolo, Emanuele è caduto, battendo il capo. Sarà analizzato anche un biglietto, vergato a mano, nel quale si leggeva: "Chi l'ha ferito non lo deve dire lui a noi. Siamo noi che dobbiamo andare a dire alla magistratura chiha ammazzato questo ragazzo. E perché".

Il movente

Ma si scava soprattutto per risalire al movente. Un movente, al momento, ancora oscuro. Perché tanta violenza? Trovato il movente, gli investigatori avrebbero sicuramente più nitido il quadro degli eventi. Chi si è accanito su quel ragazzo voleva dargli solo una lezione o voleva ucciderlo? Questa è un'altra domanda che necessita di una risposta. Ma finora le domande senza risposta sono ancora troppe. E anche per questo i vertici tra gli investigatori continuano.