Due erano entrati alle Poste per incassare un assegno "falso" per un importo di 165.000 euro e altri due, utilizzando i nuovi strumenti tecnologici, erano posizionati vicino a un bar, facendo da palo e pronti a segnalare l'eventuale arrivo delle forze dell'ordine o qualsiasi movimento che potesse mandare tutto all'aria e mettere a rischio la banda. Ma il loro piano è fallito. E grazie al tempestivo intervento dei carabinieri, contattati dal direttore che si era insospettito, quattro uomini sono finiti nei guai. Per due di loro, un quarantasettenne e un quarantacinquenne sono scattate le manette.

Gli arresti sono stati convalidati con obbligo di dimora nei paesi di origine: Avellino e Isernia. E i rispettivi legali hanno richiesto i termini a difesa per il processo. I militari hanno accertato che l'assegno in loro possesso presentava lo stesso numero e lo stesso importo di un altro titolo emesso da un ufficio postale della provincia di Caserta in favore di un'altra persona. Gli uomini dell'Arma, al comando del maresciallo Raffaele Alborino, hanno fermato i due truffatori, già noti alle forze dell'ordine, ma sono riusciti a identificare anche i complici, un cinquantaquattrenne e un quarantanovenne, attraverso messaggi su WhatsApp. Infatti i militari sono riusciti a prendere i telefoni dei due uomini entrati alle Poste e hanno "gestito" loro i messaggi.

Proprio dal controllo dei telefonini, hanno scoperto la presenza di altri due uomini all'esterno dell'ufficio postale, i quali non appena visti i militari si erano preoccupati di inviare sul telefono cellulare di uno dei due alcuni messaggi via WhatsApp, comunicando la presenza delle forze dell'ordine, senza però che gli arrestati se ne avvedessero. Trovato anche un coltello in possesso di uno degli arrestati.