L'unica certezza è che Emanuele Morganti è stato ucciso. Tutto il resto non è chiaro. Anzi è avvolto nel mistero. Gli investigatori dell'Arma, prima di chiudere il caso, stanno ricostruendo le ultime ore di vita del ragazzo. Vogliono capire il ruolo delle persone coinvolte nella vicenda. E soprattutto se le dichiarazioni rese da indagati e testimoni siano reali, oppure se qualcuno abbia riferito fatti diversi per depistare le indagini su qualcosa accaduto anche all'interno del Miro. Tanto che gli interrogatori sono ripresi a spron battuto. Coinvolgono coloro che si sono prestati a rendere dichiarazioni spontanee, quanti sin da subito sono stati convocati in qualità di persone informate sui fatti e pure nuovi testimoni.

Impronte e sequestri

I primi ad essere convocati sono stati i cinque indagati. Gli uomini dell'Arma hanno acquisito le loro impronte digitali. Le stesse verranno comparate con quelle di un manganello e con l'arnese in ferro usato per uccidere il ventenne. Agli stessi sono state scattate una serie di fotografie. Potrebbero essere mostrate ai testimoni proprio per capire chi dei buttafuori era all'interno del locale e chi, invece, era all'esterno. La vittima, infatti, dalle testimonianze raccolte dagli investigatori, oltre che con calci e pugni, è stata colpita sia con una chiave di quelle che si utilizzano per togliere i bulloni alle ruote delle auto, sia con un manganello. Ma c'è di più: dentro il Miro sarebbero state trovate tracce di sangue non appartenenti alla vittima. Il sospetto è quello che uno dei picchiatori sia rimasto ferito. E che subito dopo, invece di recarsi in una struttura pubblica, si sia rivolto a un privato per non essere identificato.

Interrogatori a raffica

Sono centinaia le persone ascoltate da inquirenti e investigatori. Gli interrogatori, in Procura e al comando provinciale, sono iniziati fin dal primo mattino e sono andati avanti per tutta la giornata. Il materiale messo insieme durante l'indagine è enorme, particolareggiato e spinoso. In ballo ci sono contestazioni pesanti che vanno analizzate attentamente. I testimoni hanno nuovamente riferito di aver visto Emanuele aggredito dai buttafuori prima nel locale e poi all'esterno. E solo in quel momento sarebbero intervenuti Castagnacci e Palmisani, che, secondo le accuse, avrebbero dato il colpo di grazia. Ascoltata, in maniera particolare, anche l'ex fidanzata di Paolo Palmisani

La tensione resta alta

Anche il rischio di eventuali rappresaglie viene tenuto sotto stretta osservazione da parte dei carabinieri. Da viale Mazzini è scattato l'ordine di tenere la guardia alta. Tanto che tutto il territorio di Alatri, ormai da giorni, è "sorvegliato speciale". Decine di uomini sono impegnati a tutelare l'incolumità della popolazione. Al momento, stando alle fonti ufficiali, non risultano denunce per minacce. Anche se più di qualcuno ha ricevuto avvertimenti pesanti. Non si esclude che nei prossimi giorni la posizione delle persone indagate possa cambiare. Tutto è, infatti, legato all'esito dell'autopsia.