Emergono le prime indiscrezioni dall'autopsia sul corpo di Emanuele Morganti eseguita oggi pomeriggio presso l'obitorio del Policlinico Umberto I di Roma, dove il 20enne di Tecchiena di Alatri è morto alle 21 di domenica scorsa in seguito alle gravissime ferite riportate in un brutale pestaggio subito nella notte tra venerdì e sabato scorsi. 

Sul corpo del ragazzo, stando a quanto trapelato subito dopo l'ultimazione dell'esame autoptico, non sono stati rilevati segni di difesa, particolare che dimostra come il giovane non sia riuscito minimamente ad evitare la furia del branco che con ferocia inaudita si è accanito su di lui. Il ragazzo è stato colpito più volte, di spalle, alla testa mentre fuggiva. Numerosi i colpi subiti dal povero giovane riscontrati nel corso dell'autopsia dai medici legali. Una gragnuola di calci e pugni si è abbattuta su Emanuele, vittima di tre selvagge aggressioni, avvenute in luoghi, tempi, modalità e intensità diversi, ma sempre in piazza Regina Margherita dove si trova il Miro Music Club, il locale nel quale è partito tutto. Tuttavia, secondo una prima verifica, il colpo risultato letale, quello che ha sfondato il cranio di Emanuele, è stato inferto con un corpo contundente, probabilmente un manganello di lunghe dimensioni, pare del tipo telescopico estensibile. 

Le ferite riscontrate dal medico legale che oggi pomeriggio ha effettuato l'autopsia, il professor Saverio Potenza, sono quindi perfettamente compatibili con la ricostruzione fornita dai testimoni che parlano di un ragazzo terrorizzato che cerca disperatamente di fuggire alla furia delle "belve" che lo hanno letteralmente massacrato. Gli esiti di tutti gli accertamenti, come da prassi, saranno resi noti fra 60 giorni. All'esame autoptico hanno preso parte anche la dottoressa David, tossicologa, e la dottoressa Lucidi, medico legale per la difesa. 

Intanto, domani mattina si svolgerà l'udienza di convalida del fermo per omicidio operato nella notte tra lunedì e martedì a carico di Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, 27 e 23 anni, fermati dai carabinieri di Alatri in una zona periferica di Roma dove si nascondevano in casa di una zia per paura della vendetta loro giurata dagli amici e conoscenti di Emanuele Morganti. I due sono ora ristretti nel carcere romano di Regina Coeli, dove sono stati posti in celle di isolamento separate al fine di evitare ritorsioni, pare già promesse, da parte degli altri detenuti.