Bulli di paese che giocano alla banda della Magliana. Tra chi sogna di essere il "Freddo", così ama farsi chiamare Mario Castagnacci, e chi emula il "Libanese", come fa Paolo Palmisani sul suo profilo Facebook, quando posta una foto con pistola in pugno. All'inizio è solo un gioco, il loro, che a un certo punto prende una piega sbagliata. E quelle false minacce, che fino alla fase adolescenziale non intimoriscono più di tanto, pian piano si trasformano in atti di prepotenza.Tanto che l'innocenza di due ragazzini, che non sapevano distinguere la differenza tra un fenomeno mediatico e la realtà, si tramuta presto in esaltazione criminale. Come quando nel bar Enal di Alatri, "Er Paoletto", per una semplice partita a biliardino, spacca la faccia a un quattordicenne con una bottiglia di birra, mentre per le vie del paese sfila la statua del Patrono: quel San Sisto, che fa inginocchiare i potenti del paese, a lui non fa impressione. Il motto di Palmisani, che ripete come un mantra, è: «Ho fatto la fame da bambino» Prendendo a prestito la frase di uno dei protagonisti di Gomorra «ora voglio fare il Re».

L'altro, invece, il "Freddo", si vanta, ogni volta che vuole incutere terrore, di aver dormito in carcere, per far capire che ha fatto il grande salto. Che è pronto agli affari criminali. Due storie che si intrecciano, quelle di Palmisani e Castagnacci, per via di una relazione della madre di Mario con il padre di Paolo. E i due, che fratelli non sono, diventano fratelli di sangue. Ci provano gli amici a farli ragionare. Ma la "bella vita",fatta di "notti brave", per loro è come una sirena omerica. Un richiamo al quale non sanno resistere. I due ragazzi vogliono emergere e per farlo utilizzano il solo linguaggio che li fa sentire onnipotenti: quello della criminalità organizzata. Per imporre il loro dominio sulla piazza. Ma poi qualcosa gli scappa di mano. E gli sbruffoni e attaccabrighe di un tempo, che in preda all'alcol si facevano trasportare dagli amici, si trasformano in belve. È nel profilo tracciato nell'ordinanza di fermo che si capisce chi sono diventati: «Persone inserite in contesti criminali, la cui rilevantissima pericolosità è dimostrata dal comportamento posto in essere, sproporzionato rispetto al banale litigio. Ed è quindi necessario precludere loro la libertà». Dietro le sbarre di Regina Coeli, dove sono tuttora ristretti in isolamento per evitare che i detenuti, come pare gli abbiano già fatto sapere, possano malmenarli.