Sono stati fermati nella notte tra lunedì e martedì in una zona periferica di Roma, erano a casa di una parente, una zia. Lì si erano rifugiati per paura delle vendette giurate dagli amici e dai conoscenti di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri morto domenica sera in seguito alle gravissime ferite alla testa riportate nella selvaggia aggressione davanti al Miro' Music Club di Alatri. A Roma, nella notte, i carabinieri della Compagnia di Alatri li hanno fermati perché indiziati dell'assassinio del giovane e quindi trasferiti nel carcere di Regina Coeli, dove sono stati reclusi in isolamento, per paura che gli altri detenuti, in base a quella sorta di "codice" che regna nelle galere, possano fare loro del male. 

Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, fratellastri e grandi compagni di "avventure", erano conosciutissimi ad Alatri. Entrambi appartenenti a famiglie molto note (e pare che diversi parenti dei due, anch'essi intimoriti per le pesantissime minacce provenute da tutte le parti, siano scappati da Alatri per trovare riparo chissà dove), erano molto legati ed avevano moltissimi amici. Di loro abbiamo tratteggiato un breve identikit.

L'identikit delle belve

Mario Castagnacci - Ha 27 anni ed è di Alatri. Già noto alle forze dell'ordine per reati legati allo spaccio. Ha scontato una pena ai domiciliari. Attualmente single, lavora come cuoco. Tre anni fa era stato chef di un ristorante a San Felice Circeo. Da qualche tempo viveva a Roma ma tornava ad Alatri quasi ogni weekend. Molto legato a Paolo. Si chiamavano fratelli anche se in realtà erano fratellastri perché la madre di Mario aveva avuto una relazione con il padre di Paolo. 

Paolo Palmisani - Ha ventitré anni. Vive in località Maddalena, tra Alatri e Tecchiena. Ha frequentato l'Istituto professionale servizi per l'industria e l'artigianato ad Alatri. Attualmente non ha un'occupazione ed è fratellastro di Mario Castagnacci. Con lui era andato a Roma a casa di una zia: è lì che li hanno rintracciati nella notte tra lunedì e martedì i carabinieri. Come Mario, anche Paolo è molto conosciuto ad Alatri.

Fra i due, per uno strano incrocio fra genitori e non, non c'è alcun legame di sangue. Ma tutti li chiamano "fratellastri".

Il precedente di giovedì

A buttare benzina sul fuoco in un quadro già tragico, c'è anche un precedente, risalente appena a giovedì scorso, che ha visto come protagonista Mario Castagnacci. 

È giovedì sera, a Roma, quando Mario Catagnacci viene arrestato. Ad eseguire l'arresto sono i carabinieri di Roma San Pietro. L'uomo, che da tempo vive nella Capitale, è bloccato durante un'operazione antidroga. Con lui vengono arrestati anche tre coinquilini. Ai quattro i carabinieri trovano cocaina, crack e hashish nelle rispettive stanze. Terminata la perquisizione scattano gli arresti. A tempo di record viene effettuata una perizia sulla sostanza stupefacente. Al ciociaro viene contestato il possesso di cocaina, pura al 97%, e di hashish al 75%. L'indomani mattina i quattro vengono portati davanti al giudice che convalida il provvedimento. Le difese fanno leva sul consumo di gruppo che i quattro potevano permettersi vista la loro capacità economica, essendo tutti benestanti e titolari di un contratto di lavoro. Una tesi che alla fine paga con i quattro che vengono scarcerati senza obblighi. In attesa che venga celebrato il processo possono tornare liberi. Castagnacci a quel punto decide di far rientro in Ciociaria. È venerdì e comincia il week end. Dovrebbe essere un fine settimana come tanti. Un giro tra i locali con i vecchi amici che, però, a un certo punto si trasforma in tragedia. C'è la rissa, il pestaggio, la morte violenta di Emanuele Morganti. Iniziano le indagini e i sospetti si concentrano anche su Castagnacci. Quest'ultimo, allora, decide di far ritorno a Roma dove è iniziata questa storia e dove si chiude un altro capitolo. Questa volta sono i carabinieri partiti ad Alatri ad arrestarlo nuovamente. E per un'accusa ben diversa: quella di omicidio. 

Un precedente che fa aumentare l'amarezza e la rabbia: se infatti per Mario Castagnacci non fosse stato possibile tornare ad Alatri, forse il pestaggio non ci sarebbe stato ed Emanuele sarebbe ancora vivo.