Fuggiti a Roma, dove poi nella notte sono stati fermati - in quanto indiziati di delitto - dai carabinieri della Compagnia di Alatri, per sottrarsi alla furia vendicativa degli amici di Emanuele Morganti, il 20enne massacrato davanti al locale Mirò di Alatri nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Fin dal giorno successivo al brutale pestaggio, e ancora di più dopo la morte del ragazzo di Tecchiena sopraggiunta alle 21 di domenica, infatti, si erano sparse voci sempre più insistenti circa gruppi di amici e conoscenti del giovane che stavano dando la caccia ai presunti assassini di Emanuele. Vere spedizioni punitive che stavano prendendo corpo al fine di fare giustizia di quanto accaduto davanti al Mirò.

Per questo, stando alle indiscrezioni trapelate, i due fratelli Mario Castagnacci e Paolo Palmisani, entrambi di Alatri e da tutti conosciuti, anche su consiglio di altri parenti si sarebbero rifugiati nella Capitale, a casa di un congiunto, per paura di finire sotto la scure vendicatrice degli amici del povero Emanuele. In tanti, come è apparso anche su Facebook, stavano pensando ad un vero linciaggio dei responsabili dell'omicidio, anche alla luce della bestialità con cui è stato compiuto. E proprio sui social ieri si era diffusa la voce, smentita per ora dai carabinieri, di un'aggressione a danno proprio dei due fratelli da parte di amici e conoscenti del giovane ammazzato, aggressione culminata con il grave ferimento di entrambi. 

Gli inquirenti avrebbero disposto il fermo dei due perché fortemente indiziati di aver avuto un ruolo chiave nell'aggressione, quindi nella morte di Emanuele al quale, dopo calci, pugni e botte inferti da un branco assetato di sangue e privo di pietà, è stato inferto un colpo alla testa fatale utilizzando un pezzo di ferro o una chiave inglese. È stato questo colpo a provocare una frattura cranica ed estese emorragie, con conseguente decesso. Il tutto sotto gli occhi di diverse altre persone, presenti nel locale, che non hanno fatto nulla per salvare Emanuele né, poi, avrebbero parlato e testimoniato. 

Il quadro del pestaggio, dopo tre giorni di interrogatori, di sopralluoghi, di esame dei filmati della videocamera di sorveglianza presente a Piazza Regina Margherita, di riscontri e incrocio di prove, sarebbe ormai ben chiaro. Praticamente definite le posizioni e le presunte responsabilità di ciascuna delle altre 7 persone ritenute coinvolte a vario titolo nell'omicidio e tutte iscritte nel registro degli indagati. 

Di qui i due fermi che rimanderebbero alla responsabilità più grave, l'omicidio. Ancora da chiarire, invece, il movente. Assodato, come detto anche dalla zia del ragazzo, Tiziana Morganti, che tutto sarebbe partito da un cocktail preso per sbaglio al bancone da Emanuele che lo credeva suo mentre era stato servito ad un ragazzo albanese che ha subito reagito con insulti e poi con le mani, va definito se si sia trattato di un'aggressione premeditata o maturata al momento. La differenza è abissale e da essa dipende il capo d'imputazione: omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione, quindi una trappola vera e propria, oppure omicidio preterintenzionale.

I contorni della vicenda saranno comunque chiariti alle 11 in una conferenza stampa presso il Comando provinciale dei carabinieri a Frosinone, presente il procuratore capo De Falco.