Troppo spesso, purtroppo, si sente in televisione o si legge sui giornali di persone, semplici e normali cittadini, operai, impiegati ed anche pensionati, che vengono "rovinati" dai video poker o slot machine, o meglio ancora dal gioco in generale. Uomini o donne, adulti o giovani, non fa differenza. Perché, come la chiama qualcuno, la ‘febbre' da video poker colpisce tutti, indistintamente. Dire basta non è facile, come ci ha spiegato una vittima delle macchinette, per questo molte persone non ci riescono.

«È difficile smettere, ma anche sapersi moderare nel gioco non è una passeggiata». Per Francesco, un trentasettenne che vive e lavora nella città martire, è iniziato un giorno come tanti, poi dopo poche settimane si è ritrovato a trascorrere gran parte del suo tempo libero, dopo il lavoro o nella pausa pranzo, davanti ai video poker. A Francesco, le "macchinette" hanno "rubato" la vita.

«Ho iniziato a giocarmi il resto delle sigarette, così, per tirare un po' il tempo. Nel giro di 6 mesi mi giocavo 50 euro alla pausa pranzo e altri 50 euro appena uscivo da lavoro - continua - Mentre lavoravo non vedevo l'ora che suonasse la sirena per poter correre a giocare. Ai giocatori assidui sembra esserci un sistema che però è solo una loro convinzione utopica. Si guarda la macchinetta che non paga da più tempo, e secondo l'ipotesi dei più, dovrebbe pagare. Inizi a mettere 10 euro, se dopo quelli non ottiene risultati, ne metti altri 10, e via dicendo fino a quando incassi. Guai a chi vuole rubartela se non ha ancora pagato».

«Sembra di guadagnare - spiega - ma, invece, vinci 50 e sei talmente entusiasta che non ti accorgi di averne messi dentro 80, e così per un giorno, due, tre». Francesco è riuscito a uscirne grazie all'aiuto di famiglia e amici, ma molti non possono contare su questo vantaggio.

«A 36 anni stavo buttando tutto quello che di buono avevo costruito fino ad allora - prosegue - Dello stipendio che guadagnavo mi restavano a malapena pochi spiccioli, e non fosse stato per i litigi con la famiglia e le continue alternative proposte dagli amici, sarei probabilmente ancora oggi a mangiarmi il futuro. Poi un giorno ho toccato il fondo. Mia moglie era in travaglio, mi hanno avvisato, sono uscito dal lavoro e mi sono messo in macchina per correre da lei. Mi sono fermato per comprare un sigaro per la nascita della mia primogenita ma quando ho visto le macchinette mi sono detto "oggi è il mio giorno fortunato" e mi sono seduto a giocare. Il telefono squillava ma io non rispondevo, cieco davanti a quel macchinario infernale. Ovviamente ho perso tutto, ma la cosa più grande che ho perso è stata la nascita di mia figlia. Davanti al vetro della nursery sono scoppiato a piangere e ho capito che dovevo smettere anche a costo di rinchiudermi in casa e mettermi in aspettativa al lavoro. Un grazie lo devo dire a mia moglie, che non mi ha messo alla porta e mi ha dato una seconda possibilità e mi ha supportato anche nei momenti di crisi. Ora quando entro nei bar vedo quelli che vivono come me qualche anno fa. Mi dispiace per loro e mi auguro che trovino la forza per dire basta. In fondo è come il vino - ci dice - se si beve un bicchiere è buono e ci si diverte, se si esagera si rischia di stare male».