Sono ripresi dalle prime ore di questa mattina, nella caserma dei carabinieri di Alatri, gli interrogatori delle persone coinvolte nel brutale pestaggio che ha provocato la morte del 20enne Emanuele Morganti. Investigatori e inquirenti sono incessantemente al lavoro per dare un nome e un volto ai barbari assassini del giovane. Dalla notte di venerdì le indagini procedono a ritmo serrato e dopo il nuovo giro di interrogatori potrebbero arrivare, già nelle prossime ore, i primi provvedimenti nei confronti dei responsabili del decesso del ragazzo di Tecchiena di Alatri. 

Intanto, sui social, su Facebook in specie, la rabbia della gente cresce con il passare delle ore. In molti si attendevano una soluzione rapida del caso, una giustizia esemplare, invece il passare del tempo e la morte di Emanuele avvenuta ufficialmente alle 21 di ieri al Policlinico Umberto Primo di Roma, hanno esacerbato gli animi. Tanto più che la sensazione è che se non tutti sicuramente moltissime persone abbiano precisi sospetti sugli autori dell'aggressione. Nomi e cognomi circolano con insistenza già da sabato, ma, ovviamente, si tratta di congetture dettate dall'emotività. Niente di ufficiale, chiaro, visto che l'ufficialità può arrivare solo dalla magistratura, presente ad Alatri con il sostituto procuratore Vittorio Misiti. Tuttavia, nelle ultime ore, su varie bacheche di Facebook diverse persone hanno deciso di rompere gli indugi. E, forti delle proprie informazioni, sempre ufficiose e da prendere con le molle, hanno pubblicato nomi e cognomi di chi, a loro avviso, avrebbe ucciso Emanuele. Post sui quali fioccano centinaia di commenti, tutti con un unico filo conduttore: condanna fortissima dell'accaduto e invito alle forze dell'ordine e alla magistratura a fare in fretta, prima che la situazione degeneri e possa innescarsi un'altra spirale di violenza, una voglia di vendetta personale assai poco auspicabile. 

Nomi tra i quali ne spiccano in specie due, componenti di una stessa famiglia di Alatri, persone che, stando a quanto sussurra la rete, sarebbero già note alle forze dell'ordine e che sarebbero oggetto di particolari e approfonditi accertamenti investigativi. 

Distrutti dal dolore, annichiliti da quella ferita che mai nessuno e niente potranno guarire, i familiari di Emanuele Morganti, il ventenne di Tecchiena di Alatri massacrato e ucciso con calci, pugni e sprangate nella notte tra venerdì e sabato da un branco di balordi, dalla tarda serata di ieri sono tornati nella loro abitazione di via del Convento a Montereo, nella popolosa frazione di Tecchiena. Hanno lasciato il Policlinico Umberto Primo di Roma dove il figlio alle 21 di ieri è morto e dove senza sosta e in continua preghiera sono stati fin dalla notte di venerdì quando un'eliambulanza ha trasportato lì il loro ragazzo già in fin di vita. Il padre Giuseppe, la madre Lucia, il fratello Francesco di 30 anni e la sorella Melissa di 35 (il primo lavora con una ditta edile della zona gestita da parenti mentre la seconda in un autogrill nel Nord Italia) si sono barricati dentro casa e non vogliono parlare con nessuno, com'è comprensibile in momenti simili. 

Il cancello che dà l'accesso al giardino antistante l'abitazione, indipendente e immersa nella campagna alatrense, è stato chiuso con un grosso lucchetto e davanti ad un altro ingresso si è posizionato un amico di famiglia che impedisce l'accesso a chiunque. La famiglia ha fatto sapere ai tanti giornalisti presenti all'esterno che, almeno per oggi, non ha intenzione di fare alcun tipo di dichiarazione. Solo un cugino della madre ha rotto il silenzio, ma solo per ricordare Emanuele, descritto, come anche dai pochi vicini che hanno parlato, come un ragazzo tranquillo, educato, che salutava sempre tutti con il sorriso sulla bocca, amante della pesca e della caccia. Emanuele, è stato ricordato, si era diplomato al Chimico-Biologico di Alatri e da poco lavorava presso la ABB Sace di Frosinone. Era fidanzato, sognava una vita serena, come tutti i ragazzi della sua età aveva mille sogni. Sogni che qualcuno ha deciso di spezzare nella maledetta notte di venerdì. 

Poco fa è arrivato anche il parroco di Tecchiena Castello Don Renzo per portare una parola di conforto ad una famiglia spezzata in due dal dolore. Una famiglia che, come anche l'intera comunità alatrense, attende con ansia la conclusione delle indagini e l'individuazione dei vili assassini del povero ragazzo, una giustizia da tutti auspicata come esemplare e senza sconti. 

Anche un gruppo di amici di Emanuele è entrato in casa per stingersi attorno ai familiari del loro caro compagno di tante belle avventure. All'esterno, invece, gruppetti di persone, conoscenti e amici, che commentano amaramente l'accaduto. 

di: La Redazione

#chisaparli... La città scende in campo in maniera concreta per aiutare investigatori ed inquirenti a dare un nome e un volto agli assassini di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri massacrato e ucciso a calci, pugni e sprangate in testa nella notte tra venerdì e sabato davanti al circolo Arci Mirò Music Club a piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico alatrense. 

Non solo rabbia, risentimento, condanna, richiesta di giustizia, ma, adesso, anche un'iniziativa concreta partita da un'idea di un ragazzo, probabilmente coetaneo di Emanuele, che sul suo profilo Facebook ha pubblicato un bellissimo post nel quale, oltre a ripercorrere la vicenda, condanna severamente l'omertà che si è creata attorno al caso, visto che tante, troppe persone che erano nel locale e che non possono non avere visto o non avere sentito, finora non hanno parlato. 

Di qui, la sua iniziativa di lanciare un hashtag - #chisaparli - in cui chiede esplicitamente a chi sa qualcosa, a chi ha visto o sentito, di rompere il silenzio e aiutare così la giustizia ad individuare gli assassini di Emanuele. E anche a condividere il post sulle proprie bacheche di Facebook affinché raggiunga più persone possibili e si possa più facilmente arrivare a qualcuno che sa o ha visto.

Eccolo, integrale, così com'è stato scritto, con i suoi caratteri maiuscoli e minuscoli e qualche refuso, il post che sta diventando virale e che. come detto, ognuno dovrebbe condividere sulla propria bacheca. 

Il post con l'hashtag #chisaparli

SE FOSSE STATO MIO FRATELLO? SE FOSSE STATO MIO CUGINO? SE FOSSE STATO UN AMICO? #CHISAPARLI.

Pestato a sangue da un gruppo di ragazzi, sotto lo sguardo indifferente di persone. #Nessuno li ha divisi, #nessuno s'è messo in mezzo, #nessuno ha pensato di soccorrere quel ragazzo massacrato di botte davanti a uno dei locali più frequentati della città, lasciato inerme davanti all'ingresso di quel locale. #NESSUNO HA VISTO NIENTE, #NESSUNO SA'.Pensare che l'indifferenza sia un malcostume di chi vive nelle metropoli, sbaglia. Accade anche ad Alatri,è successo ieri,ad Emanuele Morganti,di soli 20 anni. Impossibile che quella scena non sia stata notata. Non è stata notata da chi ha preferito girarsi dall'altra parte piuttosto che aiutare il figlio,il fratello,l'amico, in difficoltà, il volto imberbe trasformato in una maschera di sangue.Ebbene, nessuno è intervenuto per separarli ma ciò che mi fa più rabbia è che tutto s'è svolto nell'indifferenza totale di chi passava in auto o a piedi. È stata una vile aggressione e altrettanto vile è stato il comportamento di coloro i quali hanno assistito al pestaggio di Emanuele ma non s'è mischiato. Ma in che razza di città viviamo? Pensavo che questa indifferenza fosse una pessima abitudine delle grandi metropoli, roba che senti ai telegiornali, ma purtroppo mi sbagliavo. Non si volevano intromettere nella discussione? Forse posso accertarlo ma non tollero che nessuno soccorra un ragazzo in difficoltà e sanguinante. Pazzesco, poteva succedere a chiunque,Emanuele poteva essere il figlio,fratello,amico di chiunque. MA #NESSUNO HA VISTO, #NESSUNO HA FATTO NIENTE, #NESSUNO SA'. CHI SA PARLI! #FORZAEMANUELE ❤️ #Condividi.

Un'iniziativa che abbiamo pienamente condiviso e per questo abbiamo deciso di farla anche nostra e di rilanciarla sul nostro sito. CONDIVIDETE TUTTI. 

L'appello di Chi l'ha visto?

In tal senso anche la nota trasmissione televisiva Chi l'ha visto - presente ieri sera con una troupe ad Alatri - nella puntata che andrà in onda mercoledì prossimo lancerà un appello identico, ovviamente nel malaugurato caso in cui non siano ancora stati individuati i responsabili della morte di Emanuele. 

di: La Redazione

Assassini con le ore contate. Il cerchio si stringe intorno al branco che nella maledetta notte tra venerdì e sabato scorsi ha brutalmente ammazzato a calci, pugni e sprangate il giovane Emanuele Morganti di Tecchiena di Alatri (dove viveva con la sua famiglia nella zona di Montereo). Episodio avvenuto all'esterno del  circolo Arci Mirò Music Club di piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico alatrense, La morte del ragazzo, sopraggiunta intorno alle 21 di ieri sera dopo che la commissione medica, valutata come da protocollo la sua condizione di morte cerebrale, ha deciso di staccare le macchine che lo tenevano in vita, ha impresso un'ulteriore accelerazione alle indagini. 

Interrogatori incalzanti

Dal primo pomeriggio di ieri e fino a notte inoltrata i carabinieri della compagnia di Alatri, agli ordini del maggiore Antonio Contente, e il sostituto procuratore Vittorio Misiti, giunto personalmente nella caserma di via Sanità, hanno proseguito con una serie incalzante di interrogatori. Attività seguita a quella intrapresa fin dalle ore immediatamente successive al brutale pestaggio di Emanuele (20 anni ancora da compiere, diplomato presso il Chimico-Biologico di Alatri e da poco al lavoro presso l'azienda ABB Sace di Frosinone). Mutata, dopo il decesso del giovane, l'ipotesi di reato per cui si indaga: da lesioni colpose ad omicidio (preterintenzionale o volontario) aggravato dai futili motivi da cui è scaturita l'aggressione (il cocktail "conteso"). Nella prima fase sono state ascoltate circa 25 persone, tra italiani e albanesi, coinvolte a vario titolo nel selvaggio fattaccio dell'altra notte. Quindi, intorno alle 16 di ieri, il cerchio si è stretto intorno a nove persone, fra giovani e adulti, che sono state nuovamente convocate in caserma per un altro giro di interrogatori protrattisi, come detto, fino a notte inoltrata. E intorno a mezzanotte e mezza un altro ragazzo molto giovane è stato portato in caserma, anche se al momento non si sa se perché coinvolto anche lui nel caso in questione o per altri motivi. 

Tutti sotto torchio

Tutti sotto torchio, insomma, con le attenzioni di inquirenti ed investigatori che si sarebbero concentrate in particolare su alcuni soggetti che potrebbero essere i responsabili della morte di Emanuele. In queste ore si stanno ricomponendo tutte le tessere di un puzzle molto complesso, vista la quantità delle persone coinvolte e una buona dose di omertà che ha circondato la vicenda, visto che in tanti, pur presenti nel locale al momento dell'aggressione, hanno preferito non parlare, probabilmente per paura di quel branco che si è bestialmente accanito sul 20enne fino a provocarne la morte. Certo è che dopo la nuova tornata di interrogatori di ieri magistrato e carabinieri hanno ormai definito i contorni dell'accaduto e stanno adesso lavorando sul confronto delle varie testimonianze, stanno facendo combaciare i vari racconti, lavorando su quanto detto e quanto non detto, sulle contraddizioni, sulle mezze ammissioni, sulle soffiate e su altri elementi. 

Le bocche sono ovviamente cucite, la fase è del resto troppo delicata per vanificare tutto con dichiarazioni o congetture affrettate o avventate. Anche il Sindaco di Alatri Giuseppe Morini, che intorno alla mezzanotte di ieri si è recato in caserma per testimoniare la vicinanza delle istituzioni a carabinieri e magistratura, ha affermato, all'uscita, "che gli inquirenti hanno chiaro il quadro del caso". Logico, quindi, attendersi clamorosi sviluppi a breve, forse già nella giornata odierna. Cosa che è auspicata da tutta la popolazione, ancora sotto choc per quanto successo.

In città sale la tensione

In città salgono la rabbia e la tensione (per questo la fiaccolata prevista per ieri sera è stata rinviata, per ora, a domani). In tanti, specie sui social, chiedono una giustizia rapida ed esemplare. Si vuole e si spera che gli assassini di Emanuele vengano individuati rapidamente e che ad essi venga applicata una pena senza sconti. 

Stamattina, intanto, ha annunciato ieri notte il Sindaco, la Giunta proclamerà il lutto cittadino. 

 

di: La Redazione

La famiglia di Emanuele Morganti, in un estremo atto d'amore, ha autorizzato l'espianto degli organi del giovane, massacrato dal branco davanti al locale "Miro Music Club" in Piazza Regina Margherita ad Alatri. La decisione è arrivata poco fa, dopo che alle 21 la commissione medica, stante la condizione di morte cerebrale, ha dato l'ok per staccare la spina e spegnere i macchinari che tenevano in vita il ventenne di Tecchiena. 

di: La Redazione

Ucciso per un cocktail: stando alle prime indiscrezioni trapelate da ambienti investigativi, alla base del pestaggio che ha portato alla morte del 20enne Emanuele Morganti ci sarebbero motivi futili. Pare infatti che, all'interno del locale nel centro di Alatri, uno dei presenti abbia ordinato un drink; la vittima, pensando fosse il suo, lo ha preso, e da lì è scaturita una discussione, degenerata nella barbarica aggressione costata la vita al ragazzo di Tecchiena.

Nel frattempo, le indagini, gli interrogatori e i riscontri proseguono costantemente e a tutto campo. I carabinieri della Compagnia di Alatri hanno esaminato la posizione di tutte le persone presenti a Piazza Regina Margherita, davanti al Miro Music Club, al momento dell'aggressione. Attualmente nella sala d'attesa della caserma ci sono otto persone, che i militari intendono sentire. Si procede dunque per omicidio, mentre la notizia sta facendo il giro d'Italia: molti i portali di quotidiani nazionali che aprono con la drammatica vicenda, oltre alle troupe di Rai News 24, Canale 5 e "Chi l'ha visto?" presenti sul posto.

di: La Redazione