#chisaparli... La città scende in campo in maniera concreta per aiutare investigatori ed inquirenti a dare un nome e un volto agli assassini di Emanuele Morganti, il 20enne di Tecchiena di Alatri massacrato e ucciso a calci, pugni e sprangate in testa nella notte tra venerdì e sabato davanti al circolo Arci Mirò Music Club a piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico alatrense. 

Non solo rabbia, risentimento, condanna, richiesta di giustizia, ma, adesso, anche un'iniziativa concreta partita da un'idea di un ragazzo, probabilmente coetaneo di Emanuele, che sul suo profilo Facebook ha pubblicato un bellissimo post nel quale, oltre a ripercorrere la vicenda, condanna severamente l'omertà che si è creata attorno al caso, visto che tante, troppe persone che erano nel locale e che non possono non avere visto o non avere sentito, finora non hanno parlato. 

Di qui, la sua iniziativa di lanciare un hashtag - #chisaparli - in cui chiede esplicitamente a chi sa qualcosa, a chi ha visto o sentito, di rompere il silenzio e aiutare così la giustizia ad individuare gli assassini di Emanuele. E anche a condividere il post sulle proprie bacheche di Facebook affinché raggiunga più persone possibili e si possa più facilmente arrivare a qualcuno che sa o ha visto.

Eccolo, integrale, così com'è stato scritto, con i suoi caratteri maiuscoli e minuscoli e qualche refuso, il post che sta diventando virale e che. come detto, ognuno dovrebbe condividere sulla propria bacheca. 

Il post con l'hashtag #chisaparli

SE FOSSE STATO MIO FRATELLO? SE FOSSE STATO MIO CUGINO? SE FOSSE STATO UN AMICO? #CHISAPARLI.

Pestato a sangue da un gruppo di ragazzi, sotto lo sguardo indifferente di persone. #Nessuno li ha divisi, #nessuno s'è messo in mezzo, #nessuno ha pensato di soccorrere quel ragazzo massacrato di botte davanti a uno dei locali più frequentati della città, lasciato inerme davanti all'ingresso di quel locale. #NESSUNO HA VISTO NIENTE, #NESSUNO SA'.Pensare che l'indifferenza sia un malcostume di chi vive nelle metropoli, sbaglia. Accade anche ad Alatri,è successo ieri,ad Emanuele Morganti,di soli 20 anni. Impossibile che quella scena non sia stata notata. Non è stata notata da chi ha preferito girarsi dall'altra parte piuttosto che aiutare il figlio,il fratello,l'amico, in difficoltà, il volto imberbe trasformato in una maschera di sangue.Ebbene, nessuno è intervenuto per separarli ma ciò che mi fa più rabbia è che tutto s'è svolto nell'indifferenza totale di chi passava in auto o a piedi. È stata una vile aggressione e altrettanto vile è stato il comportamento di coloro i quali hanno assistito al pestaggio di Emanuele ma non s'è mischiato. Ma in che razza di città viviamo? Pensavo che questa indifferenza fosse una pessima abitudine delle grandi metropoli, roba che senti ai telegiornali, ma purtroppo mi sbagliavo. Non si volevano intromettere nella discussione? Forse posso accertarlo ma non tollero che nessuno soccorra un ragazzo in difficoltà e sanguinante. Pazzesco, poteva succedere a chiunque,Emanuele poteva essere il figlio,fratello,amico di chiunque. MA #NESSUNO HA VISTO, #NESSUNO HA FATTO NIENTE, #NESSUNO SA'. CHI SA PARLI! #FORZAEMANUELE ❤️ #Condividi.

Un'iniziativa che abbiamo pienamente condiviso e per questo abbiamo deciso di farla anche nostra e di rilanciarla sul nostro sito. CONDIVIDETE TUTTI. 

L'appello di Chi l'ha visto?

In tal senso anche la nota trasmissione televisiva Chi l'ha visto - presente ieri sera con una troupe ad Alatri - nella puntata che andrà in onda mercoledì prossimo lancerà un appello identico, ovviamente nel malaugurato caso in cui non siano ancora stati individuati i responsabili della morte di Emanuele. 

Assassini con le ore contate. Il cerchio si stringe intorno al branco che nella maledetta notte tra venerdì e sabato scorsi ha brutalmente ammazzato a calci, pugni e sprangate il giovane Emanuele Morganti di Tecchiena di Alatri (dove viveva con la sua famiglia nella zona di Montereo). Episodio avvenuto all'esterno del  circolo Arci Mirò Music Club di piazza Regina Margherita, nel cuore del centro storico alatrense, La morte del ragazzo, sopraggiunta intorno alle 21 di ieri sera dopo che la commissione medica, valutata come da protocollo la sua condizione di morte cerebrale, ha deciso di staccare le macchine che lo tenevano in vita, ha impresso un'ulteriore accelerazione alle indagini. 

Interrogatori incalzanti

Dal primo pomeriggio di ieri e fino a notte inoltrata i carabinieri della compagnia di Alatri, agli ordini del maggiore Antonio Contente, e il sostituto procuratore Vittorio Misiti, giunto personalmente nella caserma di via Sanità, hanno proseguito con una serie incalzante di interrogatori. Attività seguita a quella intrapresa fin dalle ore immediatamente successive al brutale pestaggio di Emanuele (20 anni ancora da compiere, diplomato presso il Chimico-Biologico di Alatri e da poco al lavoro presso l'azienda ABB Sace di Frosinone). Mutata, dopo il decesso del giovane, l'ipotesi di reato per cui si indaga: da lesioni colpose ad omicidio (preterintenzionale o volontario) aggravato dai futili motivi da cui è scaturita l'aggressione (il cocktail "conteso"). Nella prima fase sono state ascoltate circa 25 persone, tra italiani e albanesi, coinvolte a vario titolo nel selvaggio fattaccio dell'altra notte. Quindi, intorno alle 16 di ieri, il cerchio si è stretto intorno a nove persone, fra giovani e adulti, che sono state nuovamente convocate in caserma per un altro giro di interrogatori protrattisi, come detto, fino a notte inoltrata. E intorno a mezzanotte e mezza un altro ragazzo molto giovane è stato portato in caserma, anche se al momento non si sa se perché coinvolto anche lui nel caso in questione o per altri motivi. 

Tutti sotto torchio

Tutti sotto torchio, insomma, con le attenzioni di inquirenti ed investigatori che si sarebbero concentrate in particolare su alcuni soggetti che potrebbero essere i responsabili della morte di Emanuele. In queste ore si stanno ricomponendo tutte le tessere di un puzzle molto complesso, vista la quantità delle persone coinvolte e una buona dose di omertà che ha circondato la vicenda, visto che in tanti, pur presenti nel locale al momento dell'aggressione, hanno preferito non parlare, probabilmente per paura di quel branco che si è bestialmente accanito sul 20enne fino a provocarne la morte. Certo è che dopo la nuova tornata di interrogatori di ieri magistrato e carabinieri hanno ormai definito i contorni dell'accaduto e stanno adesso lavorando sul confronto delle varie testimonianze, stanno facendo combaciare i vari racconti, lavorando su quanto detto e quanto non detto, sulle contraddizioni, sulle mezze ammissioni, sulle soffiate e su altri elementi. 

Le bocche sono ovviamente cucite, la fase è del resto troppo delicata per vanificare tutto con dichiarazioni o congetture affrettate o avventate. Anche il Sindaco di Alatri Giuseppe Morini, che intorno alla mezzanotte di ieri si è recato in caserma per testimoniare la vicinanza delle istituzioni a carabinieri e magistratura, ha affermato, all'uscita, "che gli inquirenti hanno chiaro il quadro del caso". Logico, quindi, attendersi clamorosi sviluppi a breve, forse già nella giornata odierna. Cosa che è auspicata da tutta la popolazione, ancora sotto choc per quanto successo.

In città sale la tensione

In città salgono la rabbia e la tensione (per questo la fiaccolata prevista per ieri sera è stata rinviata, per ora, a domani). In tanti, specie sui social, chiedono una giustizia rapida ed esemplare. Si vuole e si spera che gli assassini di Emanuele vengano individuati rapidamente e che ad essi venga applicata una pena senza sconti. 

Stamattina, intanto, ha annunciato ieri notte il Sindaco, la Giunta proclamerà il lutto cittadino. 

 

di: La Redazione

La famiglia di Emanuele Morganti, in un estremo atto d'amore, ha autorizzato l'espianto degli organi del giovane, massacrato dal branco davanti al locale "Miro Music Club" in Piazza Regina Margherita ad Alatri. La decisione è arrivata poco fa, dopo che alle 21 la commissione medica, stante la condizione di morte cerebrale, ha dato l'ok per staccare la spina e spegnere i macchinari che tenevano in vita il ventenne di Tecchiena. 

di: La Redazione

Ucciso per un cocktail: stando alle prime indiscrezioni trapelate da ambienti investigativi, alla base del pestaggio che ha portato alla morte del 20enne Emanuele Morganti ci sarebbero motivi futili. Pare infatti che, all'interno del locale nel centro di Alatri, uno dei presenti abbia ordinato un drink; la vittima, pensando fosse il suo, lo ha preso, e da lì è scaturita una discussione, degenerata nella barbarica aggressione costata la vita al ragazzo di Tecchiena.

Nel frattempo, le indagini, gli interrogatori e i riscontri proseguono costantemente e a tutto campo. I carabinieri della Compagnia di Alatri hanno esaminato la posizione di tutte le persone presenti a Piazza Regina Margherita, davanti al Miro Music Club, al momento dell'aggressione. Attualmente nella sala d'attesa della caserma ci sono otto persone, che i militari intendono sentire. Si procede dunque per omicidio, mentre la notizia sta facendo il giro d'Italia: molti i portali di quotidiani nazionali che aprono con la drammatica vicenda, oltre alle troupe di Rai News 24, Canale 5 e "Chi l'ha visto?" presenti sul posto.

di: La Redazione