Sulla nuova ondata di richiedenti asilo in Ciociaria cresce la tensione. E la politica, forse per la vicinanza delle amministrative, si accorge che il fenomeno è or- mai ai livelli di guardia. «Negli ultimi due giorni - afferma il consigliere provinciale Gianluca Quadrini - sono arrivati altri 130 immigrati che si sono aggiunti ai numerosi già accolti. Un numero destinato a lievitare ancora nel corso del tempo, con tutto ciò che ne deriva in termini di impatto e sostenibilità sociale ed economica. C'è stata un'accelerazione troppo forte in questi ultimi tempi sul flusso migratorio nel nostro territorio e i continui sbarchi rendono necessario un piano più incisivo per gestirli. È necessario prendere provvedimenti per evitare di ritrovarci in un'emergenza umanitaria e sanitaria senza precedenti, e soprattutto per garantire sicurezza al territorio.

Su questo tema - continua il capogruppo provinciale azzurro Quadrini - serve un cambio di rotta. Non si può andare avanti con una politica improvvisata su una questione che incide così profondamente sulla nostra società e sul suo futuro. Bisogna smettere di subire questo fenomeno e iniziare a governarlo, mettendo in campo, a livello locale, nazionale ed europeo, misure efficaci e rigorose, che tengano insieme la dove- rosa disponibilità all'accoglienza con la necessità di parametrarla alle reali possibilità del Paese. Non possiamo continuare a subire una politica di sinistra che ha già fallito sul tema immigrazione, con un sistema non serio, poco affidabile, privo di mezzi e non pianificato che mette in grave pericolo la vita dei cittadini. Occorre allora riprendere la politica del Governo Berlusconi, con accordi bilaterali coni paese da cui partono i migranti, rivedere la disciplina per il rilascio della protezione umanitaria, ridurre i tempi per la definizione dello status di rifugiato, istituire sul territorio centri per il trattamento dei clandestini da avviare, con massima rapidità, alle espulsioni, imporre agli enti no profit e privati la rendicontazione delle spese di gestione ed accoglienza dei migranti, promuovere accordi di rimpatrio anche a livello europeo, rafforzare le misure di sicurezza urbana, concedere maggiori risorse a forze dell'ordine e forze armate e implementare i loro organici»

E la coordinatrice provinciale di "Noi con Salvini", Kristalia Ra- chele Papaevangeliu, dice che oramai è il caso di parlare di invasione e a proposito degli ultimi arrivi nella città di Frosinone e dopo le mancate risposte da parte della prefettura per capire quanti immigrati siano presenti sul territorio, così apostrofa le istituzioni preposte al controllo e distribuzione degli immigrati.

«Anche se il fenomeno dell'immigrazione non si presenterà mai con dati certi. Difatti troppi e incontrollabili sono i flussi per farcene un quadro definito a un dato mo- mento nel tempo. Sembra praticamente impossibile stabilire quanti sono gli immigrati nella città di Frosinone e nell'intera provincia con certezza. Il dato sulla popolazione straniera residente, unico dato che ci è possibile conoscere su base di statistiche nazionali non da la possibilità percezione del fenomeno.

C'è poi chiaramente tutto un mondo sommerso che non rientra in queste statistiche, ma ci sono anche molte persone che vengono contate ma non ci sono più. Pensiamo a chi si è trasferito all'estero ma non ha tolto la sua residenza italiana. L'Italia e l'Europa sono ormai vicine a uno scenario di invasione. Certo i mutamenti nella composizione sociale ed etnica ci sono, e sono davvero veloci. In venti anni la presenza di persone straniere sul suolo europeo è aumentata di cinque o dieci volte. Si tratta di un dato che inevitabilmente ha delle conseguenze, ma che sarà bene cominciare a valutare nella sua portata reale».

Per Samuel Battaglini, vicepresidente dell'Anci under 35, l'arrivo di ulteriori profughi «sul nostro territorio è una questione che non può essere addossata esclusivamente ai sindaci i quali, al contrario, andrebbero tutelati, ascoltati ed aiutati. Il problema legato all'ospitalità dei rifugiati non può essere rilegato esclusivamente ad un contesto numerico proporzionale al numero di abitanti. Infatti la questione è soprattutto sociale, con la necessità di creare un percorso di integrazione che attualmente non si vede, senza dimenticare la mancanza di un sistema legato alla sicurezza. Spesso vediamo profughi passare le loro giornate all'interno delle sale scommesse, lamentarsi di vitto ed alloggio e questo certamente non aiuta. Ecco perchè non ritengo opportuno puntare il dito contro quei sindaci che stanno mostrando scetticismo sul tema accoglienza, il che, ovviamente, non può essere considerato sinonimo di razzismo».