È cominciato tutto venerdì 10 marzo, la prima volta che quattro individui ancora da identificare si sono introdotti nottetempo al- l'interno del carcere di Frosinone, portandosi dietro bombole di gas, tubi e cannello per la fiamma ossidrica. L'ingresso dei quattro sconosciuti nel penitenziario è documentato dal sistema di videosorveglianza interno del carcere.

Lo stesso apparato che quattro giorni dopo, martedì 14 marzo, avrebbe ripreso lo stesso via vai di persone lungo lo stesso itinerario. L'ultimo accesso, o meglio l'ultima intrusione, è quella videoregistrata la notte dell'evasione, tra venerdì e sabato: alle ore 0,15 del 18 marzo le solite quattro figure si introducono nel perimetro del carcere e se ne vanno poco dopo. Tempo un paio d'ore, e i detenuti Alessandro Menditti e Irijan Boce prendono il volo dalla loro cella infilandosi nel varco aperto grazie alla rimozione dell'inferriata della finestra.

Sono le 2,40 di notte, i due detenuti salgono sul tetto del carcere e da lì si calano con una corda; una volta a terra, debbono attraversare lo spazio che li separa dalla recinzione esterna del carcere, dove troveranno una scala già posizionata che consentirà loro di oltrepassare l'ostacolo. Le immagini rimaste impresse nel nastro del sistema di videosorveglianza interna del penitenziario costituiscono la traccia su cui sta lavorando la Procura di Frosinone per ricostruire tutte le fasi della clamorosa evasione, compresi i preparativi.

È soprattutto sulla «logistica» dell'evasione che si stanno arrovellando gli agenti di polizia penitenziaria incaricati delle indagini dal pm Adolfo Coletta: come mai nessuno dall'interno del carcere ha mai puntato lo sguardo sui monitor interni (ammesso che ci siano e che siano costantemente in funzione) mentre quattro sconosciuti, per ben tre volte nel corso di una settimana, entravano ed uscivano dal carcere? Anche nell'eventualità che non sia possibile seguire in diretta le riprese del sistema di videosorveglianza, è davvero possibile che si possa entrare in quattro in un carcere senza essere visti da nessuno? È comunque impensabile che i quattro estranei siano arrivati fino alla cella dei due detenuti evasi; potrebbero essersi posizionati proprio sotto la finestra della cella di Menditti e Boce, i quali avrebbero potuto calare una corda su cui è stato legato il cannello della fiamma ossidrica con cui sono state segate le sbarre. Finita la riserva di gas, gli intrusi lasciavano il carcere portandosi dietro il materiale.Salvo poi tornare qualche giorno dopo, fino a «fine lavori».

Ci può stare. Ma nella sezione Alta sicurezza del carcere, mentre la premiata officina Menditti-Boce era alle prese con la fiamma ossidrica, nessuno ha sentito niente, nemmeno un po' di puzza di bruciato? I giorni scelti per l'insolito lavoro e gli orari indicati dal sistema di videosorveglianza saranno di grande aiuto per gli investigatori, che da lì potranno capire molto di quanto è successo. E soprattutto potranno arrivare a stabilire chi e perché non ha visto né sentito, all'interno di questo carcere di massima insicurezza.