Appalto della Monti Lepini, arriva anche il sequestro conservativo dei conti. Dopo l'inchiesta sui costi dell'intervento di adeguamento del tratto interno della strada, con conseguente apertura di un pro- cedimento penale, si era mossa pure la Corte dei Conti con un invito a dedurre e la quantificazione di un danno erariale da 1.682.507,16 euro nei confronti degli allora sindaco, consigliere comunale e responsabile unico del procedimento nonché presidente della commissione di gara, Michele Marini, Paolo Lacava e Matteo Capuani. Ora, a seguito di quell'atto, la procura regionale della magistratura contabile ha ordinato alla Guardia di finanza di eseguire il sequestro conservativo dei beni per oltre un milione di euro, ovvero il danno contestato.

I finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, che hanno condotto le indagini sia penali che contabili, hanno bloccato i conti intestati alle tre persone finite nel mirino della magistratura contabile. Le somme bloccate - sul punto il riserbo è massimo - comunque risultano inferiori rispetto alla richiesta della procura regionale. A settembre del 2016 il vice procuratore generale Rosa Francaviglia aveva fatto notificare gli inviti a dedurre ai tre, informandoli che «dall'istruttoria in corso presso questa procura regionale, sono emersi a loro carico elementi idonei a convenirli in giudizio dinanzi alla Corte dei conti».

Gli addebiti mossi hanno portato alla quantificazione di un danno così ripartito: 1.105.841,16 a titolo di danno erariale (danno patrimoniale emergente), 280.000 a titolo di danno da tangente e 110.0000 a titolo di danno da disservizio. Somme addebitabili, «a titolo doloso e per l'intero» a tutti e tre. Infine il procuratore Fancaviglia quantificava un danno di 186.666 euro a titolo di danno all'immagine al solo Lacava per avere questi patteggiato davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone. Marini, Lacava e Capuani, assistiti dagli avvocati Marco Ottaviani, Angelo Segneri e Roberto Colelli Riano, hanno comunque presentato delle proprie memorie difensive, mentre l'ex primo cittadino si è fatto anche interrogare per meglio esporre davanti al magistrato la propria posizione in merito all'appalto.

Le accuse, in pratica, emergono dagli accertamenti condotti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Frosinone, diretto dal tenente colonnello Michele Mongili, e dal rinvio a giudizio disposto dal gup del tribunale di Frosinone. In sede penale l'accusa, sostenuta in questo caso dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, contesta i reati di turbata libertà degli incanti e di corruzione aggravata in concorso.

Quello che contesta l'accusa penale è che il contratto d'appalto, stipulato il 26 maggio 2011, tra il Comune di Frosinone e la Delta Lavori, per un importo di 9.172.677,31 euro rappresenta «il costo più elevato fra le offerte economiche in gara per un'offerta tecnica che non era la migliore fra quelle in gara (confrontando il ribasso della Delta Lavori spa con quello della soc. coop. Cmb si evidenzia come l'aggiudicazione del- l'appalto alla prima abbia comportato un maggior ricavo dell'impresa e un maggior onere per l'amministrazione, essendo le differenze tra le due offerte pari ad euro 1.105.841,16)». Gran parte delle accuse si basano sulle risultanze della consulenza tecnica, affidata dal pubblico ministero all'ingegner Remo Calzona.

La Corte dei Conti ha posto l'indice sulla differenza di punteggio attribuita per l'offerta tecnica. La Delta, infatti, vince e con gran margine sugli altri concorrenti. Da qui la considerazione, nella consulenza, che «le proposte migliorative presentate dai vari concorrenti riguardano aspetti tecnici di ordinaria rilevanza e appaiono molto simili e confrontabili tra di loro; per questo ci saremmo aspettati una modesta differenza nell'attribuzione dei punteggi tra questi tre concorrenti. Accade invece che nel confronto a coppie la Delta Lavori spa vinca in modo inequivocabile (con l'attribuzione del punteggio 6 preferenza massima) il confronto con la soc. coop. Cmb e con la Se.Gi spa. Il confronto invece tra la soc. coop. Cmb e con la Se.Gi spa e gli altri concorrenti presenta una più varia e giustificabile distribuzione di punteggio».

Da qui la considerazione che la scelta della commissione di gara «appare ancor meno comprensibile se si considera la variante del sottovia Madonna della neve». Nella ricostruzione offerta dalla magistratura contabile, facendo propria la consulenza, la variante proposta dalla Cmb era preferibile per cui risulta «poco chiaro come tale proposta venga giudicata perdente nel confronto con il pro- getto della Delta Lavori spa». Alteri rilievi anche sull'offerta economica.

«Confrontando il ribasso della delta Lavori con quello della soc. coop Cmb - si legge ancora nell'atto d'accusa - si evidenzia come l'aggiudicazione dell'appalto alla prima abbia comportato, un maggior ricavo dell'impresa ed un maggior onere per l'amministrazione, essendo la differenze tra le due offerte paria euro 1.105.841,16». Da qui la conclusione del consulente tecnico che la procedura di gara «non abbia portato all'aggiudicazione della migliore offerta in termini di costi e benefici, ossia di avere la migliore opera tra le offerte presentate al minor costo. Si ha, invece, un'opera al costo più elevato, senza essere la migliore con inequivocabile evidenza». E per la Corte ciò ha costituito un pregiudizio economico per il Comune che ha sborsato 1.105.841,61 euro in più. Ovvero la differenza tra le due offerte.