L'ipotesi non è peregrina: in provincia di Frosinone, secondo le stime elaborate dall'Anci e dal Ministero dell'Interno, quest'anno, potrebbero giungere in provincia di Frosinone 2.251 migranti, qualora si dovesse sfondare quota 200.000 di nuovi ingressi in Italia. Il piano prevede 16.655 arrivi nel Lazio, di cui 9.831 solo nella città metropolitana di Roma, mentre i restanti dovrebbero essere ripartiti così: 2.358 nella provincia di Latina, 1.311 nella provincia di Viterbo e 908 nella provincia di Rieti. In questo modo il Lazio si classificherebbe seconda a livello nazionale, preceduta solo dalla Lombardia, con 26.499 arrivi. Dall'inizio dell'anno ad oggi il numero delle persone assistite in Italia dalle coste libiche, ad esempio, è aumentato del 67% (da circa 9.000 a quasi 16.000). Quindi la quota 200.000, verrà sfondata. Intanto, in attesa della possibile nuova ondata migratoria, è di ieri la notizia secondo cui sono in arrivo in provincia di Frosinone 50 migranti. che dovranno essere smistati nelle strutture di accoglienza. I sindaci non sono convinti e non si sentono pronti ad allargare le maglie dell'accoglienza che già è al limite in provincia di Frosinone.

Il capoluogo
Il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani fa una riflessione ad ampio raggio che coinvolge anche la politica nazionale: «La materia di profughi viene trattata con estrema superficialità dal Ministero degli Interni e purtroppo anche dal nostro Governo, che sta riuscendo a trasformare un principio di solidarietà sociale, ossia quello di dare una mano a chi chiede aiuto in mezzo al mare, fuggendo dai regimi totalitari, in una opportunità di guadagno per speculatori senza coscienza. Il punto non è quello della sensibilità sociale dei Comuni, che è stata già sperimentata in passato, ma la capacità di ricevere chi chiede assistenza completa, da quella sanitaria a quella scolastica, senza che lo Stato indichi la tempistica della permanenza e addirittura con un Governo che continua a tagliare quotidianamente le risorse ai Comuni, riducendoci ormai alla guerra tra poveri. Per non parlare delle procedure amministrative per il riconoscimento dello status di profugo o di rifugiato che durano anni, per scarsa volontà e disorganizzazione proprio dei funzionari del Ministero degli Interni che lasciano aperte le pratiche per troppo tempo, mortificando le aspettative non solo dei Comuni ma anche degli stessi interessati». In Norvegia, ad esempio, le pratiche vengono chiuse in una settimana circa, in Italia passano i mesi.

Il Cassinate
L'ira domina i sindaci di Cassino e del Cassinate. Soprattutto in quei comuni dove la misura è colma. A Cassino, Carlo Maria D'Alessandro, ribadisce: «Siamo saturi, chi dobbiamo ospitare ancora? Sono fortemente contrario. Ci sono comuni che sono quasi esonerati, con numeri talmente minimi che potrebbero davvero accoglierli».

Stessi concetti espressi dal primo cittadino di Pontecorvo, Anselmo Rotondo, che ospita già 130 immigrati: «Mi opporrò con tutte le forze a ulteriori arrivi. La migliore soluzione sarebbe quella di andarli a collocare laddove non ci sono profughi o esistono in misura inferiore». E, Libero Mazzaroppi, sindaco di Aquino, ricorda di aver aderito al progetto Sprar e con i suoi 50 profughi il territorio «è già oltre le medie nazionali».

A Roccaseccasi respira la stessa aria: «Abbiamo un numero spopositato di migranti (130 extracomunitari) e, soprattutto, abbiamo già una situazione complessa di ordine pubblico. Inoltre non ci sono più disponibilità per immobili». Spiega Giuseppe Sacco, mentre Filippo Materiale, da Castrocielo, spiega: «Non abbiamo locali ma se sarà un ordine saremo costretti ad accettare». Stesso discorso per Nadia Bucci, sindaco di San Vittore: «Non abbiamo strutture libere e penso che il numero attualmente accolto vada ben oltre quello che dovrebbe essere un'accoglienza volta all'inclusione».

Il Sorano
A Sora i profughi hanno raggiunto quota 223 e il sindaco, Roberto De Donatis, ritiene che il Comune abbia già dato abbastanza in termini di accoglienza, soprattutto perché la sua città ha già aderito al progetto Sprar: «Non possiamo rifiutarci – dice il collega di Isola del Liri, Vincenzo Quadrini – ma il problema è che quando arrivano e vengono accolti dalle cooperative, noi sindaci spesso non lo sappiamo neanche e ce li ritroviamo all'improvviso, come nel nostro caso in via Tavernanova».

A chiudere le porte è anche il sindaco di Arce, Roberto Simonelli, che già ha accolto 38 immigrati con il progetto Sprar. «Il problema – dice il primo cittadino di Arce – sono le regole. I comuni che hanno già aderito al progetto Sprar dovrebbero essere esentati dall'accogliere nuovi profughi. Noi, comunque, non abbiamo più strutture in cui poterli collocare». E anche lo stesso sindaco di Vicalvi, Gabriele Ricciardi, dice che il suo paese ha fatto "il pieno": sono 42 e collocati nel convento di San Francesco per il quale è in corso una battaglia legale con l'Ordine dei francescani.

Ad Arpino, l'avvocato Renato Rea parla di «limite raggiunto anche al di fuori del progetto Sprar».

Area Nord
A Fiuggi sono circa 160 i profughi ospitati in due strutture e il sindaco Fabrizio Martini è netto su una posizione già sottolineata nelle settimane scorse: «Io dico che sono troppi, ma di questa nostra posizione ne è a conoscenza anche il Prefetto, al quale abbiamo da tempo espresso perplessità nell'accogliere così tante persone in due sole strutture, quando sarebbe stato meglio dislocarle in più luoghi e in più realtà locali. Aggiungerei che siano totalmente indisponibili a riceverne altri e che questo fenomeno dovrebbe essere arrestato dal Governo con politiche serie di cooperazione».

Da Anagni interviene il sindaco Fausto Bassetta. «Il Comune di Anagni è stato tra i primi in provincia di Frosinone a rendersi disponibile ad accogliere i migranti. Crediamo che con nuovi arrivi si rischierebbe di non poter garantire un'accoglienza effettivamente inclusiva».

Area Ovest
Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore frena: per accogliere altri migranti servono strutture adatte. Che non ci sono. «Ceccano partecipa già a uno dei progetti Sprar e di recente abbiamo partecipato a una riunione in Prefettura – spiega il primo cittadino fabraterno –Problemi ce ne sono già molti, servono strutture idonee che però mancano. Non è facile accogliere altri profughi. Il nostro comune non ha strutture adeguate per ospitarli e se anche ci fossero dovremmo valutare bene la questione».

Il primo cittadino di Ceprano la mette sul piano pratico: se altri profughi vanno ospitati bisogna tenere conto di chi ha già dato.Come nel caso del suo comune: «In termini di ospitalità la nostra città ha già dato molto. Nell'eventualità si dovessero collocare altri profughi – mette le mani avanti Marco Galli – ritengo che sia il caso che si valuti anche quanto già fatto da ogni singolo comune».

Michele Antoniani, sindaco di Vallecorsa, non nasconde che in paese c'è un certo allarme per l'emergenza profughi: «Tra i cittadini c'è apprensione – sottolinea – Sappiamo che alla fine toccherà anche a noi. Non c'è chiarezza: prima si parlava di 2,5 profughi per mille abitanti, poi sono diventati 3,5 per mille, ora sento dire che potrebbero essere di più. Per un comunedi 2.700 residenti come Vallecorsa sarebbero troppi».