Le vecchie povertà, ormai cristallizzate, sono carta conosciuta. E si cerca di tamponare e di aiutare come si può. Ma ai Servizi Sociali del Comune di Cassino si fanno strada le nuove povertà, quegli insospettabili che per varcare quella porta impiegano anche sei mesi. Poi, quando si sentono soffocati dall'indigenza, bussano. Basta che uno dei due coniugi perda il lavoro, per fare un esempio, e il dramma diventa"malattia cronica". Le bollette restano indietro, insieme al mutuo e a quelle spese fisse che soffocano la quotidianità. Allora non resta che provarci, andare lì dove regna lo Stato e chiedere una mano. È accaduto anche ieri mattina quando un cassinate, che mai avrebbe immaginato di non poter saldare i costi di una utenza "vitale", ha lanciato l'sos. E lì, al secondo piano del municipio, immediatamente si è azionata la macchina del sostegno, in una emergenza-fondi che è totale. A volte si va in crisi per un aiuto minimo, sotto i cento euro, perché la coperta è sempre più corta mentre la crisi sta divorando troppe certezze.

La settimana scorsa, invece, un indigente "più navigato" ha compiuto quello stesso tragitto ma la sua visita è culminata con insulti e invettive contro il sistema. Ecco perché la voce di bilancio, che assegna oltre un milione di euro ai minori non accompagnati, fa male. Cassino e la sua amministrazione desiderano tendere una mano e lavorare all'accoglienza e, soprattutto, all'integrazione ma hanno anche bisogno di risorse per aiutare i cittadini. La gente, invece, ragiona più concretamente. E questo discorso non lo digerisce. «Da qui nasce l'intolleranza - raccontavano ieri mattina fuori dal settore - è alimentata dalla povertà crescente nelle nostre famiglie mentre per un minore egiziano si spendono tutti quei soldi». Ed è una guerra nella guerra che, forse, farà più vinti che vincitori.