Povertà e disoccupazione da record. Ma anche "profili" amari in una crisi che non conosce via d'uscita. Come quello dei laureati che, spesso, si sentono svantaggiati rispetto ai diplomati. La disoccupazione giovanile si attesta, in Italia, intorno al 40% mentre solo nel 2008 era la metà. Ecco, dunque, che i giovani fanno di tutto per trovare un'occupazione. Diploma, stage, laurea, tirocini, master, specializzazioni all'estero. Ma, spesso, anche nel Cassinate, la laurea viene snobbata. E si preferisce assumere diplomati che, magari, provengano da scuole "tecniche". Cadono due miti in un solo momento: quello dei licei e quello della laurea. Accade, spesso, che tra i ragazzi alle prese con agenzie interinali, colloqui di lavoro, curriculum portati a mano nelle aziende si sia sviluppato uno speciale "anticorpo": l'eliminazione sistematica della voce"laurea". È il passaparola tra di loro la vera epidemia del momento. Francesco Giangrande, della Uilm, racconta questa pagina in chiave locale: «Sul territorio si sta applicando in pratica la teoria che è preferibile non introdurre al lavoro i neo laureati o i laureati da qualche anno. Credo che sia una discriminazione in assoluto per accedere a una occupazione. Molti di questi giovani, passandosi la parola, evitano di mettere sul proprio curriculum che hanno anche la laurea. È una discriminante, se devo fare un'analisi rispetto al settore che sono onorato di rappresentare, è chiaro che non è applicata a ambiti scientifici come l'ingegneria. Ma ci sono anche ingegneri che nascondono la qualifica perché più di qualcuno si è sentito dire: non cerchiamo ingegneri ma operai». E così: «È chiaro che i giovani sono portati a dire che non hanno la laurea».

È, infatti, il mondo metalmeccanico a far girare l'occupazione in questo momento. La richiesta di entrare in Fca, dati i continui
annunci di assunzioni, è stratosferica. Lo conferma Mirko Marsella della Fim Cisl: «Le domande sono innumerevoli e notevolmente superiori ai posti, visto che soprattutto in questa terra è Fca che spinge l'economia. È una delle poche aziende che sta assumendo con un numero così elevato di posti disponibili ed è chiaro che calamiti tutte queste richieste». Nel mondo delle imprese, di altri settori, il clima sembra diverso. Il problema, magari, è che non si assume. Ma quando un'impresa vuol farlo incappa nei problemi all'italiana fatti di tasse su tasse che imbrigliano l'operatività e le belle speranze. Guido D'Amico, presidente di Confimprese Italia, riferisce i dati del loro osservatorio: «Le nostre aziende preferiscono, cercano, selezionano con molta più valenza i laureati. Il problema, ancora oggi e al di là del jobs act, è il costo del lavoro che incide pesantemente. In soldoni è il costo dipendente che, unito al nodo della tassazione, scoraggia l'assunzione. Per noi i laureati sono un valore, di alcune "facoltà" sono un plus valore. Non si assume perché è troppo alto il costo della manodopera, soprattutto a livello previdenziale. I nostri dati parlano di grandissime ricerche di laureati, anzi ricerche non sempre felici, perché spesso non si trovano i profili. Per cui - arriva il messaggio di incoraggiamento - ragazzi, studiate e laureatevi e il lavoro lo trovate, perché c'è».