Dissequestrati gli impianti della Mad, ridotto il sequestro preventivo con richiesta di revoca del commissario giudiziale. Lo ha deciso il sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Roma Alberto Galanti su richiesta dei legali della Mad, gli avvocati Marco Pizzutelli e Pierpaolo Dell'Anno.

L'intervento si riferisce all'operazione Maschera eva nel solco di quanto stabilito dal tribunale del Riesame che aveva accolto i ricorsi delle altre società interessate dall'inchiesta condotta dai carabinieri forestali. L'indagine muove dal presupposto, secondo l'ipotesi accusatoria, che il ciclo di smaltimento sia stato gestito abusivamente grazie alla classificazione dei rifiuti come non pericolosi in forza di analisi quantitative e qualitative non esaustive.

«La qualificazione della natura di rifiuti non pericolosi - si legge nell'ordinanza con cui il Riesame ha accolto i ricorsi delle società - ritenuta dolosamente errata, avrebbe riguardato, in particolare, i rifiuti "a specchio" e cioè quei rifiuti che non sono qualificabili come pericolosi o meno "de plano"ma solo attraverso l'analisi della loro natura». L'interpretazione, basata fondamentalmente sulla consulenza tecnica, non è condivisa dal Riesame. Ecco allora che il pm ha stabilito il dissequestro degli impianti nonché la riduzione del sequestro preventivo nei confronti della Mad nella somma derivante dalla differenza tra 5.807.709 e 4.461.051 euro disponendo che tale importo, relativo alla Saf, rimanga vincolato.

Galanti ha chiesto al gip, cui ora il fascicolo è trasmesso, la revoca della nomina del commissario giudiziale della Mad. Ora si attende la conferma del provvedimento da parte del gip. Se così sarà, anche per la restante quota di 1.346.658 euro verrà proposto ricorso.

In precedenza erano stati accolti, dal Riesame, i ricorsi delle società Refecta, Se.In, E. Giovi, Dsi, Rizzi, Vetreco eCsa (presentati tra gli altri dagli avvocati Francesco Scalia, Mario Di Sora e Vincenzo Savo) sui sequestri delle somme di denaro e sulla nomina del commissario giudiziale per Se.In, Csa e Rizzi, quindi annullati.

Nelle motivazioni si è evidenziato che l'interpretazione dell'Arpa e fatta propria dai consulenti del pm sul codice a specchio dei rifiuti non è corretta, ma soprattutto contrasta nettamente con il diritto comunitario. Secondo tale tesi, l'analisi del rifiuto per escluderne la pericolosità deve essere esaustiva, attraverso l'individuazione del 99,9% delle componenti. Troppo per le ricorrenti.

Il Riesame ha rimarcato: «se fosse corretta l'interpretazione più restrittiva fornita alla norma dell'Arpa di Frosinone e dai consulenti del pm e si dovessero, quindi, analizzare le componenti del campione, non avrebbe senso far riferimento alla "storia" del rifiuto. È appena il caso di evidenziare come, nella più volte citata relazione della Regione,si dia atto non solo che l'Arpa di Frosinone a fronte di esplicita richiesta "di effettuare campionamenti al fine di analizzare e quindi dare certezza di quanto segnalato"non ha mai risposto, ma anche che altri impianti di smaltimento della Regione hanno ricevuto rifiuti a specchio con classificazione non pericolosa da società oggetto del- l'odierno sequestro senza che fosse stato sollevato alcun problema ed ha evidenziato lo "squilibrio di valutazione tra i vari impianti", che appare intollerabile».