Il loro premio cominciarono ad incassarlo ad Esperia, dove 700 donne, tra gli 8 e gli 85 anni, vennero stuprate e uccise. Poi sodomizzarono pure gli uomini, tra cui un prete, don Alberto Terilli, che morì poco dopo.
Sanguina ancora la ferita inferta dalle truppe coloniali francesi, inviate a rompere la linea Gustav per ricacciare i tedeschi verso il nord. A riaprirla è stata la scelta del regista Mario Salieri di riproporre in chiave hard La Ciociara di Vittorio De Sica. La sua decisione ha provocato una sorta di rivolta popolare. Ma anche lo sdegno delle istituzioni nei confronti di chi sta tentando di trasformare un dramma dell'umanità in uno svago per gli amanti della pornografia. Alla Camera dei Deputati, nel corso del convegno sul tema i "Volti della Violenza. Le Madri della Repubblica raccontano", la professoressa Fiorenza Taricone, docente dell'Università di Cassino, ha denunciato quello che sta accadendo.
«Molte autorità della nostra provincia sono già intervenute - ha dichiarato durante l'evento "Donne in gioco 3.0" - L'università, che sul territorio rappresenta un'agenzia di formazione, non può accettare tutto ciò. Questo film non può passare sotto silenzio. Forte è l'indignazione di donne, associazioni, istituzioni: è stato un vero schiaffo in faccia. Sono venuta a conoscenza della pellicola da una mia amica e sono rimasta basita da quanto appreso».  Alle parole della docente si sono aggiunti duri commenti sia da parte del pubblico, sia dal tavolo delle relatrici: la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco e l'onorevole Roberta Agostini hanno proposto una raccolta firme in parlamento. E le esponenti delle maggiori associazioni nazionali presenti in sala, vicine a tematiche di genere, hanno espresso piena solidarietà all'iniziativa.