Il ritratto di Isabella d'Este resta confiscato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una sentenza che coinvolge anche un avvocato originario di Isola del Liri, Sergio Shawo. Il dipinto, del valore di 120 milioni di euro, è finito al centro di una vicenda giudiziaria.

L'opera, sequestrata nel febbraio del 2015 dalla guardia di finanza e dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico si trova sotto sequestro in Svizzera in attesa della definizione di ulteriori contenziosi. Investita dalla proprietaria dell'opera, Emidia Cecchini, che sostiene che l'opera, avuta dalla nonna, è nel paese elvetico sin dal 1913, la Corte di Cassazione si è pronunciata nel senso della fondatezza della confisca. Cecchini aveva impugnato la sentenza di patteggiamento (a due anni) nei riguardi dell'avvocato Shawo, emessa il 25 febbraio 2016 dal tribunale di Pesaro. La proprietaria del quadro impugnava la sentenza nella parte in cui ha disposto la confisca del bene.

La sesta sezione della Cassazione ha stabilito che il ricorso è infondato. Secondo la giurisprudenza della Corte «la confisca deve essere disposta obbligatoriamente, addirittura anche se il privato non è responsabile dell'illecito o comunque non ha riportato condanna, poiché si tratta di una misura di carattere amministrativo finalizzata al recupero dei beni, la cui applicazione è rimessa al giudice penale a prescindere dall'accertamento di una responsabilità penale: unica eccezione è quella rappresentata dalla circostanza che i beni appartengano a persona estranea al reato. Condizione nella specie insussistente».

Era stato accolto dalle autorità elvetiche un ricorso della stessa Cecchini contro il trasferimento in Italia del bene, che si trova in un caveau di una banca di Lugano. Un altro ricorso della Cecchini, contro l'ordinanza di esecuzione della confisca non è stato discusso. L'inchiesta prende le mosse nell'agosto del 2013 con una settantina di indagati, tutti del Pesarese. Tra questi anche l'avvocato, che esercita a Fano. Avrebbe avuto l'incarico di vendere il dipinto. Un fondo inglese avrebbe sborsato 120 milioni di euro per averlo.

Sulla paternità dell'opera ci sono pareri discordi. Per il massimo esperto di Leonardo, Carlo Pedretti, l'opera è dell'epoca di Leonardo, e non è escluso che lo stesso Leonardo possa avervi contribuito personalmente, nella parte del volto, per poi aggiungere, però, come dichiarato all'Ap, che il quadro merita ulteriori approfondimento. Più netti sono stati, invece, Vittorio Sgarbi che ha escluso che l'opera sia del genio di Vinci e il critico d'arte Alessandro Vezzosi per il quale non ci sono elementi per un'attribuzione certa.