I tre carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi sono stati sospesi dal servizio, con lo stipendio dimezzato. La decisione è stata presa dal comando generale dell'Arma, che ha ritenuto "doveroso" prendere questa misura "precauzionale" in considerazione della «gravità dei reati contestati e delle circostanze dei fatti indicati nei provvedimenti della magistratura». Uno di loro da alcuni anni lavora nella Compagnia di Cassino: Alessio Di Bernardo, originario di Sesto Campano che presta servizio proprio nella città martire.

Circa un mese fa il legale di Di Bernardo aveva dichiarato in merito all'episodio: «Dire che Cucchi è morto per le eventuali percosse subìte - ha spiegato l'avvocato Antonella De Benedictis - è un falso. Se ci sono state lesioni, e noi in dibattimento dimostreremo il contrario, queste non sono state letali. Dice il pm stesso che erano guaribili in almeno 180 giorni e quindi non possono aver comportato la morte in maniera diretta. Si è giunti purtroppo all'evento morte in considerazione di inadempimenti sanitari che non sono in alcun modo collegabili alle lesioni».

I fatti

Era il 16 ottobre 2009, quando i tre carabinieri arrestarono Stefano Cucchi nella flagranza dei reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. «Dopo aver eseguito la perquisizione domiciliare, colpendo Cucchi con schiaffi, pugni e calci, provocandone una rovinosa caduta, avrebbero causato al giovane geometra lesioni personali in parte con esiti permanenti. Nel caso di specie - si legge negli atti dell'accusa - unitamente alla condotta omissiva dei sanitari che avevano in cura il Cucchi presso la struttura protetta dell'ospedale Pertini di Roma, ne determinavano la morte». Avvenuta una settimana dopo l'arresto, il 22 ottobre del 2009.

Il provvedimento

I militari Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, entrambi con il grado di carabiniere scelto, e il vice-brigadiere Francesco Tedesco sono accusati di omicidio preterintenzionale. Per loro la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Roma, firmata dal capo dell'ufficio Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò. Per Tedesco, che è di grado superiore rispetto agli altri due, il provvedimento è stato preso dal ministero della Difesa su proposta del Comando generale.