Quando i figli tornano a casa, le trovano con il viso tumefatto. Ma ogni volta inventano una scusa. Spesso i maltrattamenti vanno avanti per anni, prima che riescono a lasciarsi alle spalle situazioni angosciose. Denunciare è il passo successivo. Una scelta difficile che viene fatta solamente dal 7%. E solo tre su dieci ne parlano con qualcuno. Non osano farlo per timore di essere uccise. I maltrattamenti nei confronti delle donne in provincia di Frosinone sono stati 121 nel 2014, 107 nel 2015, 90 nel 2016. La battaglia più importante si gioca sul campo della prevenzione in cui le forze dell'ordine sono impegnate, non solo nel contribuire attraverso l'informazione al superamento di una mentalità di sopraffazione, ma a fare da sentinella per intercettare prima possibile comportamenti violenti e intimidatori.

A sollecitare il superamento della paura è anche il procuratore di Frosinone Giuseppe De Falco. Tanto da segnalare il fenomeno alla procura generale presso la corte d'appello di Roma.

«Aumentano, anche se in maniera sensibile - evidenzia in una relazione - i delitti di violenza in danno delle donne e permane elevato, anche se stabile rispetto al precedente periodo, il numero dei procedimenti per il delitto di maltrattamenti. Anche se in taluni, esigui, casi la vittima di maltrattamento è un uomo, per la stragrande maggioranza il reato è da ricondurre alla violenza domestica in danno delle donne. Un fenomeno - aggiunge - quanto mai ricorrente e grave, tanto che è sempre allarmante il rischio che essa sfoci in episodi omicidiari. Le ragioni di tale fenomeno - argomenta il dottor De Falco - sono da individuare in un contesto culturale ancora globalmente arretrato, in seno al quale l'uomo assume spesso un ruolo di arrogante supremazia».

Il procuratore segnala che alcuni casi finiti alla attenzione della magistratura del capoluogo sono stati particolarmente odiosi.
«In generale - aggiunge - va osservato che se sembra in aumento il numero delle denunce da parte delle donne, verosimilmente a causa di una maggiore consapevolezza delle stesse del proprio ruolo e dei propri diritti, il dato numerico riferito ai procedimenti per maltrattamenti e violenze è sicuramente assai inferiore rispetto all'effettiva dimensione del fenomeno».

Secondo il magistrato è, infatti, ancora diffuso il timore da parte delle donne di denunciare tempestivamente gli episodi di cui è vittima ad opera del marito, del compagno o eventualmente di un semplice conoscente molestatore.

«Temono - argomenta - ritorsioni violente e sperano, per altro verso, in un ravvedimento dell'autore delle molestie. L'intervento giudiziario al riguardo, quindi, non può essere efficace se non accompagnato da un'azione di prevenzione e di crescita culturale complessiva. In questo senso è auspicabile che un'azione efficace possa derivare dall'attuazione dell'accordo stipulato lo scorso anno tra le autorità del territorio (vi hanno aderito anche Procura e Tribunale) e le associazioni di tutela della donna. Tutto ciò al fine di delineare protocolli operativi in tema di sostegno e informazione alle vittime, formazione degli operatori, pubblicizzazione delle iniziative, e quindi nella prospettiva della sollecitazione di un globale mutamento culturale».