Come già il Perù (da 13 anni) e la Colombia (da 7 anni), anche l'Argentina chiede l'esperienza e la presenza della Comunità in Dialogo di Padre Matteo Tagliaferri.

Il sacerdote è tornato ieri dal Perù per i festeggiamenti del 13° anniversario del Centro di Reque e da Buenos Aires, a Bariloche,  in Argentina, dove su richiesta di sacerdoti e operatori sociali del posto ha visitato varie comunità in forte sviluppo sociale che si trovano a combattere con il problema della droga.

"Queste comunità hanno saputo dell'attività della Comunità in Dialogo di Trivigliano che già si trova in Perù e in Colombia e quindi ci hanno chiamato per dare loro un aiuto", ha dichiarato Padre Matteo. 

Nel Perù, dove è andato per celebrare il 13° anno di attività della Comunità in Dialogo e dove ha rincontrato anche numerosi giovani che da diversi anni hanno finito il programma di recupero e che sono tornati a salutarlo non appena saputa la notizia del loro arrivo, padre Matteo, accompagnato dall'operatore Giancarlo, ha trovato giovani belli e ancora pieni di luce e di serenità che esprimevano voglia di  vita e di umanità nuova, ormai usciti dal degrado. Ragazzi che sono tornati a credere nei valori più belli che l'umanità può esprimere in fatto di solidarietà ed onestà, di responsabilità, ma soprattutto capaci di un'umanità che si esprime stando vicino a persone che soffrono e che hanno bisogno di aiuto.

"Dopo essere stato alcuni giorni in Perù - ha aggiunto il sacerdote - sono stato in Argentina a Buenos Aires e a Bariloche dove sono stato chiamato da due sacerdoti che lavorano nelle periferie argentine: sono rimasto stupito di quanto questi sacerdoti in mezzo a quelle povertà estreme hanno saputo creare con strutture grandi per aggregare adolescenti e giovani e toglierli così dalla strada e dalle situazioni di violenza e forte stato di degrado. Hanno realizzato istituti che raggiungono fino a 2000 persone anche per aiutare bambini a studiare fino alle nostre scuole secondarie. Hanno realizzato tutto questo con grossi sforzi e sacrifici, ma poi di fronte ai giovani che cadono nella droga, mi raccontavano i sacerdoti, "ci sentiamo impotenti, li vediamo in poco tempo distruggersi, vediamo che si allontanano e tutte le nostre strutture e i nostri sforzi non bastano per aiutarli. Ci sentiamo impotenti! Abbiamo bisogno della vostra esperienza". Così, dal mese di maggio andrà da loro qualche nostro operatore che li aiuterà soprattutto a formare le loro persone e all'interno delle loro strutture creeremo un centro di ascolto per le famiglie che già stanno vivendo questo grosso problema della droga e da questi centri di ascolto inizieremo a creare un centro riabilitativo della nostra Comunità come già esiste in Perù, in Colombia e in America Latina.

Questo viaggio ancora una volta ha confermato la convinzione che viviamo in una cultura mutilata di qualcosa di dovuto che non c'è, per cui i problemi non trovano risposte adeguate, ma solo parziali. Una cultura che porta ad avere un fisico ben sviluppato, una mente quasi sviluppata, e un cuore sottosviluppato. L'abuso di sostanze di diverso tipo davvero rivela il disagio sociale, dove i giovani si ammalano "dentro" per l'assenza di orientamenti etici. Infatti, gli effetti dell'abuso di sostanze sono l'espressione massima dell'esasperato materialismo procurato da una cultura mutilata di trascendenza che produce il "vuoto umano" nella persona e quindi nella società stessa; è una atrofizzazione delle dimensioni spirituali e sociali dell'uomo.

È una domanda di significato pieno alla vita che i giovani che cadono nella dipendenza della droga ci chiedono; è questa mortale "distrazione da se stessi" e dalle dimensioni interiori dell'uomo che crea disagi alla persona, (in famiglia come in società) e la rende inadeguata a vivere. Prima che porci problemi legali, sociali, medici, psicologici e politici, essi pongono domande al mondo adulto che ha la responsabilità di cogliere tali richieste e insieme trovare risposte significative!

Bisogna riappropriarsi dei ‘pezzi' di essere, di Luce, di intuizioni, di profondità... di Dio che abita e fa bella la persona, altrimenti atrofizzata, oscurata! Sono convinto che la dipendenza rivela all'uomo la sua radicale povertà: è creatura! E' la verità di tale realtà che fa l'uomo uguale e bisognoso l'uno dell'altro, lo fa bisognoso di amore… di Chi è Amore!...E più bisogno ne ha chi ancora non ne sentisse l'esigenza… perché ogni uomo ha le sue ferite, e ciascuno è ferito lì dove non è stato amato! Come molte volte mi trovo a dire ai giovani della Comunità, una persona può avere tutto, può avere le situazioni più favorevoli, ma se il suo spirito non vive, non ha niente. Invece, una persona può mancare di tutto, ma se è ricca nello spirito possiede il mondo. Voi vi trovate in questa situazione di poter possedere il mondo!".