Il dramma della disoccupazione torna a riesplodere, venti posti a rischio alla "Viv Decoral". Tra le maestranze dell'azienda che produce infissi speciali ubicata in località Paduni piena zona industriale, torna lo spettro dei licenziamenti. Appena quattro mesi fa, si era nella prima decade di ottobre 2016, l'annuncio del licenziamento di venti lavoratori aveva provocato scioperi e proteste, con il ritorno della pace favorito dal "ripensamento temporaneo" da parte della proprietà. Stavolta sarà più difficile, ove si optasse per la protesta, sostenere le tesi da zoccolo duro.

La società proprietaria era stata chiara: le condizioni non consentivano di garantire la conservazione di un numero considerevole, oltre 100 lavoratori. D'altra parte, però, è la tesi di alcuni rappresentanti sindacali già sul piede di guerra, la stessa società sembrava aver garantito lavoro per almeno 16 mesi senza riduzione di personale. Potrebbero essere intervenuti fatti nuovi e negativi, un'ipotesi agghiacciante che renderebbe tutto più difficile. Nella patria di Menenio Agrippa e della consapevolezza di quanto fosse necessaria la collaborazione tra proprietà e dipendenti, si assiste ormai senza speranza ad iniziative dal sapore di welfare, invece che a rivoluzioni affatto difficili che potrebbero ridisegnare in positivo il mondo del lavoro. I tavoli dell'emergenza, che vedono adunati politici e soliti volti, sembrano privilegiare sostegni a pioggia e ammortizzatori, senza affrontare le vere cause del costo del lavoro e l'incidenza del welfare sul medesimo e sulle casse dello Stato. Per non parlare di quanto dovrebbero e potrebbero fare gli enti locali, operando sui temi di competenza: ad Anagni la Tarsu spaventa gli imprenditori, che abbandonano il territorio anche per questo. Senza trascurare l'effetto negativo delle infrastrutture: strade peggio di tratturi e servizi che latitano.