Patenti facili alla motorizzazione,arriva un altro patteggiamento,mentre la Cassazione accoglie il ricorso dell'ex direttore sui sequestri patrimoniali.Ieri davanti al gup del tribunale di Frosinone Stefano Troiani ha patteggiato una pene a due anni,con pena sospesa, dopo aver restituito quanto gli veniva contestato,Mirko Costanzo, 48 anni di Cassino.

L'uomo, difeso dall'avvocato Mariano Giuliano, è considerato uno stretto collaboratore di Donato Ferraro (ritenuto dalla procura una delle figure di spicco) e quale dipendente di un'autoscuola.

In base al capo d'imputazione avrebbe partecipato «alla associazione fornendo uno stabile ed indispensabile supporto all'attività illecita del Ferraro e, nello specifico, provvedeva,su incarico di quest'ultimo, a mantenere i contati con i sodali,comunicando loro le istruzioni operative per la consumazione dei vari reati fine, curando nel contempo, la predisposizione delle pratiche burocratico-amministrative,ivi compresi la predisposizione di falsi certificati medici, documentazione necessaria per la prenotazione dei candidati alle sedute di esame "truccate"».Lo scorso gennaio Ferraro, 65 anni, di Marcianise, residente a Cassino, gestore e socio di diverse autoscuole in provincia di Frosinone,avrebbe dovuto patteggiare una pena al di sotto dei quattro anni,dietro restituzione della Ferrari e altri beni destinati alla confisca.Ma il pm gli ha negato il consenso,precedentemente prestato,al patteggiamento. Ferraro è finito a giudizio e sarà giudicato con rito ordinario.

Altri nove, tra esaminatori,suggeritori agli esami e titolari di autoscuole hanno definitola propria posizione. Tra questi l'ex direttore facente funzioni della Motorizzazione Roberto Scaccia, 51 anni di Frosinone, era stato condannato, con rito abbreviato,a sette anni e mezzo.
Il suo difensore, l'avvocato Fabio Rocco,ha preannunciato appello.

Riesame per i sequestri

Nel frattempo, Scaccia ha ottenuto dalla Corte di Cassazione una pronuncia favorevole sui beni sequestrati.Il ricorso si riferiva alla decisione adottata dal tribunale di Frosinone, in sede di riesame,con la quale il ricorso di Scaccia contro i sequestri patrimoniali disposti dal gip era stato parzialmente accolto. Il sequestro preventivo era stato confermato per un conto deposito per 147.300 euro,due polizze assicurative da 83.547,39 e 40.000 euro lordi e una Bmw.

La Cassazione ha ricordato l'origine del provvedimento sull'inchiesta Pay-to-drive che ipotizza l'esistenza di «un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie cospicua di delitti di corruzione per atti contrario ai doveri di ufficio,di falso ideologico e materiale,di sostituzione di persona, di accesso abusivo a sistema informatico e di frode informatica».

Nel ricorso l'avvocato Rocco ha evidenziatola mancanza di motivazione sulla connessione tra i beni in sequestro e quelli contestati. La Cassazione ha annullato il provvedimento,chiedendo una nuova valutazione dei beni da sequestrare per tener conto anche al fine «dispiegarne l'irrilevanza, sia dell'esistenza di disponibilità conseguite mediante attività di per sè lecita,ma occultata al fisco, quantificandola e ricostruendone il reimpiego,sia di tutte le disponibilità ottenute mediante la vendita immobiliare stipulata nel 2010».