Venti giorni di sforamento a partire dal primo gennaio. Si continua a respirare smog. Puntuale il rilevamento dell’Arpa. Evidenzia che la centralina di Frosinone Scalo è sempre in allarme rosso. Giovedì i valori di Pm 10 sono arrivati a quota 80. Peggio ha fatto solamente Ceccano con 93 microgrammi per metro cubo. E poi Alatri a quota 74, Ferentino a 48, Anagni a 44, Frosinone viale Mazzinia 40, Cassino a 33 e Fontechiari a 28.

Numeri che confermano un dramma che non si vuole risolvere. Non basta, infatti, bloccare il traffico, responsabile di una certa quota delle polveri che si trovano nell’ambiente. Quel che occorre è fermare il grande produttore: la fonte di riscaldamento che fa schizzare i valori alle stelle. «L’inquinamento atmosferico ha assunto ormai un rilievo importante per i riflessi negativi su ambiente e sulla salute umana. Servono interventi efficaci, che diventano urgenti nelle aree dove la situazione è più critica, come il territorio di Frosinone e la Valle del Sacco. Qui le concentrazioni di particolato restano superiori non solo ai 10 microgrammi per metro cubo, considerati dall’organizzazione mondiale della sanità come patogeni per la salute umana, ma anche ai limiti europei». Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi, l’Associazione di Federchimica che rappresenta, a livello nazionale e internazionale, le imprese del comparto distribuzione gas liquefatti (Gpl e Gnl) per uso combustione e autotrazione, entra nel dibattito sulla questione inquinamento della provincia di Frosinone.

«Se da un lato, pertanto, possiamo apprezzare l’impegno delle amministrazioni regionali e locali contro l’inquinamento – fa notare Franchi - come le iniziative in corso di adozione da parte della Regione Lazio sull’efficientamento energetico, dall’altro è fondamentale che le misure incentivanti non vengano utilizzate a favore degli impianti alimentati a biomasse. Inoltre c’è bisogno che le amministrazioni locali effettuino appositi controlli sugli stessi, an- che prevedendo provvedimenti di limitazione al loro utilizzo, almeno laddove siano presenti sistemi alternativi di riscaldamento».

Nel mirino finiscono legna e pellet. «Anche se certificati e impiegati negli apparecchi di gamma medio/alta sulle emissioni di apparecchi a gas, gpl, gasolio e pellet, uno studio realizzato di Innovhub-stazioni sperimentali, evidenzia che legna e pellet contribuiscono in maniera significativa alle emissioni inquinanti nel settore del riscaldamento domestico». Le differenze con gli altri combustibili, a quanto pare, si riscontrano anzitutto analizzando le emissioni di particolato , l’inquinante di maggior rilievo. «Gli apparecchi a gas naturale e gpl - argomenta il numero uno di Assoliquidi - registrano valori pressoché nulli di emissioni di particolato rispetto al pellet, indipendentemente dalla qualità degli apparecchi e dal pellet utilizzato, lo stesso dicasi per le emissioni di Benzo(a)pirene. Le emissioni di particolato nel pellet sono infatti di due ordini di grandezza superiori a quelle dei combustibili gassosi e al gasolio, mentre il particolato prodotto dalla legna da ardere è di 3 ordini di grandezza maggiore di questi ultimi».

Oggetto dell’indagine è stata la comparazione delle caratteristiche emissive degli apparecchi per utenze domestiche impiegati per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria, alimentati con diversi combustibili: gas, gpl, gasolio, pellet e legna da ardere. «Per realizzare i confronti sono state effettuate misurazioni sperimentali delle emissioni di macro e micro inquinanti prodotte da caldaie murali a condensazione, alimentate a gas naturale e a Gpl, delle emissioni degli apparecchi alimentati con legna e quelle delle stufe a pellet, analizzate in relazione alla qualità degli apparecchi e del combustibile impiegato. Sono state oggetto di prova due stufe a pellet, una di gamma medio-alta fra le più vendute in Italia, l’altra di tipo economico venduta nella grande distribuzione. Entrambe le stufe sono state testate sia con pellet di classe A1 (la qualità più elevata sul mercato) sia con pellet di classe A2 (la tipologia di minor qualità). I risultati ottenuti hanno confermato la grande differenza tra i vari combustibili e il ruolo significativo di pellet e legna nel produrre emissioni inquinanti in atmosfera, che generano rilevanti problemi sulla qualità dell’aria in molte aree italiane, specie nella stagione invernale. Quando si sommano al traffico e alle emissioni industriali». Come accade in provincia di Frosinone.