Ancora una volta, nonostante il piano industriale partito ormai da oltre un anno a Piedimonte San Germano con la produzione prima
di Giulia e a breve di Stelvio, il futuro di Fca è in chiaroscuro. Tante le luci, a partire dai numeri. Ma non mancano le ombre. Andiamo con ordine e partiamo dai dati positivi: come previsto, nella giornata di ieri Fiat Chrysler ha comunicato i risultati finanziari relativi all’anno 2016 concluso da poche settimane.

Stando a quanto riferisce il comunicato stampa, Fca ha consegnato nel 2016 un totale di 4,72 milioni di veicoli, replicando (al netto di poche migliaia di unità di differenza) i risultati del 2015. In totale, Fca ha raggiunto ricavi netti per 111 miliardi di Euro. E buone notizie arrivano anche nello specifico per Cassino: Alfa Romeo Giulia è tra le sette finaliste del premio Car of The Year 2017. Questo verrà assegnato tra poco più di un mese. Si tratta di uno dei premi più prestigiosi che vengono assegnati nel mondo dei motori se non addirittura il più importante. La nuova berlina di segmento ‘D’ del Biscione ha tutte le carte in regola per poter ambire a vincere anche questo premio. Per ottenere questo riconoscimento però la vettura del brand milanese di Fiat Chrysler Automobiles dovrà superare la
concorrenza di vetture del calibro di Volvo S90, Mercedes Classe E, Citroen C3, Nissan Micra, Peugeot 3008 e Toyota C-HR. Secondo gli
addetti ai lavori Alfa Giulia ha tutte le carte in regola per aggiudicarsi il premio. La vincitrice verrà eletta nel corso della prossima edizione del Salone dell’auto di Ginevra che avrà inizio a Marzo.

Ma le noti dolenti, in questi giorni, non mancano. Preoccupano le parole di Trump che ha chiesto a Marchionne di produrre negli Usa. Ieri a Torino un consigliere comunale di minoranza ha convocato con urgenza i vertici del gruppo italo americano Fca in audizione al Consiglio comunale del capoluogo piemontese. Il politico chiede spiegazioni ai dirigenti dell’azienda, rea di aver abbandonato la città di Torino da troppo tempo. Roberto Rosso accusa il gruppo di Marchionne di aver investito in Italia meno di quanto promesso negli scorsi anni.