All’inizio pensava che a tradirlo fosse stata la guida troppo sportiva. Ma non era così. L’arresto di un frusinate, nel maggio del 2015, è da collegare a una maxi-inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che, ieri, ha disarticolato un’organizzazione, in affari con i narcos della Colombia, che importava dal Sudamerica tonnellate di cocaina.

L’operazione “Stammer” ha portato all’emissione di 54 decreti di fermo e a otto milioni di beni sequestrati. Tra i coinvolti dunque ci sono anche tre ciociari. Per due di loro è scattato il fermo. Dopo Alessio Lucarelli, 30 anni, di Frosinone, bloccato dalla Guardia di finanza sulla Salerno-Reggio Calabria nel maggio del 2015 con due chili di cocaina nascosti all’interno di una Lancia Ypsilon, ieri è stato emesso un provvedimento di fermo nei confronti di due uomini che, in quell’occasione, sono sospettati di avergli fatto da staffetta. Si tratta di Aurelio Mandica, 37 anni, residente a Frosinone, ma originario di Messina, e Massimiliano Bufalini, 41, di Supino.

Sono difesi dagli avvocati Raffaele e Marco Maietta, Giampiero Vellucci e Pasquale Cirillo. Ieri, gli uomini del Nucleo di polizia tributaria e dal Gico di Catanzaro hanno eseguito i provvedimenti restrittivi richiesti dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dal sostituto Camillo Falvo. In 54 sono stati fermati tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia.

Per l’accusa, l’organizzazione era composta da «diversi sodalizi criminali - spiega la Guardia di Finanza - riconducibili alla ‘ndrina Fiarè di San Gregorio di Ippona (Vv), alla ‘ndrina Pitittop-Prostamo-Iannello di Mileto (Vv) e al gruppo egemone sulla continua San Calogero (Vv), con la sostanziale partecipazione delle più note ‘ndrine della Piana di Gioia Tauro (Rc) e della provincia di Crotone». I clan calabresi, di fatto, agivano come monopolisti, e contattavano direttamente i cartelli sudamericani con i quali concordavano l’importazione di otto tonnellate di cocaina, sequestrate dagli investigatori direttamente in Sudamerica.

Nel corso delle indagini è emerso anche un progetto, poi abortito, di usare come luogo di arrivo della merce l’aeroporto di Lamezia Terme, ma anche motonavi con locali tecnici appositamente modificate per accogliere il carico, da tirar fuori grazie anche all’aiuto di sommozzatori. Stando alle accuse i trafficanti calabresi ricevevano denaro per finanziare gli acquisti di stupefacente anche da insospettabili, spesso legati ad attività commerciali, ieri oggetto dei provvedimenti di sequestro. L’inchiesta, condotta dalle unità specializzate della Finanza, in collaborazione anche con la National Crime Agency inglese e la polizia colombiana nonché con la direzione centrale servizi antidroga, ha consentito di individuare i ruoli che le varie pedine svolgevano, dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori a chi ospitava gli emissari dei narcos colombiani, più volte ospitati nel Vibonese.

Stando alla ricostruzione delle Fiamme gialle la droga sequestrata nel corso dell’operazione, una volta lavorata e immessa in commercio, avrebbe fruttato qualcosa come un miliardo e seicento milioni di euro. Effettuati anche numerosi sequestri patrimoniali per un valore di otto milioni di euro, accertata la sproporzione tra redditi dichiarati e tenore di vita. Nell’operazione sono incappati anche i ciociari. In base alle accuse sarebbero andati ad acquistare lo stupefacente in Calabria e avrebbero tentato di trasportarlo in Ciociaria. Ai due fermati di ieri è contestato il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacente. Sono stati portati nel carcere di Frosinone in attesa della convalida, fissata per domani.