Assunzioni alla Saf, indaga la Guardia di Finanza. Anche ieri i militari del Nucleo di polizia tributaria hanno effettuato, come accaduto anche nelle scorse settimane, delle acquisizioni di documenti nella sede della Società ambiente Frosinone. Da alcune settimane è in corso, infatti, un’attività investigativa nata a seguito di alcuni esposti. Con questi si denunciavano presunte irregolarità nell’affidamento di alcuni incarichi a tempo indeterminato.

Ma non solo, sotto la lente d’ingrandimento ci sarebbe anche un capitolo relativo a delle situazioni di incompatibilità che sarebbero emerse proprio a seguito delle assunzioni. Dal canto suo il management della Saf, società composta dai Comuni ciociari e dall’amministrazione provinciale, che riceve i rifiuti prodotti dai Comuni, recupera le materie prime e lavora ciò che rimane, trasformandolo in combustibile per ricavarne energia, ostenta tranquillità.

La Saf, che ha sede a Colfelice, respinge le accuse, ritenendo che gli atti finiti nel mirino della procura di Cassino non integrino fattispecie penalmente rilevanti. Al massimo - ritiene la Saf - ci potrebbero essere delle irregolarità di carattere amministrativo, che si potrebbero sanare.

Le indagini

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore di Cassino Marina Marra, e delegata alla Guardia di finanza mira ad accertare la regolarità delle procedure seguite in tempi recenti per le assunzioni di alcuni professionisti all’interno della Saf. Assunzioni che avevano provocato un esposto al prefetto da parte del sindaco di Colfelice Bernardo Donfrancesco come pure una richiesta di chiarimenti avanzata dalla minoranza consiliare al comune di Castrocielo.

Non è escluso però che le Fiamme gialle, partendo dal capitolo assunzioni, abbiano esteso il braccio d’azione anche ad altre attività della società. Stando alle denunce, le assunzioni non sarebbero state precedute dai necessari concorsi o selezioni. Ed è questo uno dei profili presi in considerazione. Viene anche contestata la necessità di procedere all’assunzione quando gli stessi servizi potevano essere richiesti con attività di consulenza.

I professionisti assunti, dal canto loro, avrebbero potuto svolgere solo attività professionale per conto dell’ente. In caso contrario verrebbe a crearsi una situazione di incompatibilità. E anche su questo punto sono in corso accertamenti finalizzati a valutare eventuali situazioni di incompatibilità che potrebbero sfociare in comportamenti penalmente rilevanti.

Le richieste di accesso

Ma prima degli esposti gli interessati si sarebbero mossi senza eccessivi clamori. C’è stata, infatti, una prima richiesta di accesso agli atti per avere nomi e posizioni delle persone assunte a tempo indeterminato. Solo, una volta in possesso dei nomi e delle procedure seguite, gli esponenti politici si sarebbero decisi ad intraprendere azioni più forti come gli esposti e la segnalazione in prefettura. I firmatari degli esposti, infatti, non hanno ritenuto soddisfacenti le giustificazioni addotte dalla Saf che all’epoca aveva dichiarato di essersi mossa attraverso le procedure seguite in passato, accertando competenze e soprattutto le necessità della società.

Il nodo selezione

Trattandosi la Saf di società interamente a partecipazione pubblica per l’acquisizione di personale - sostengono i denuncianti - avrebbe dovuto seguire procedure pubbliche di selezione alle quali andava fornita idonea pubblicità. Il tutto per garantire l’imparzialità. E ciò, per i redattori degli esposti, non sarebbe avvenuto. Per i ricorrenti, in carenza di questi elementi, le assunzioni sarebbero nulle.

Al contrario la Saf ha rivendicato la propria natura giuridica e l’autonomia nei processi decisionali, ritenendo in questo caso non applicabili per intero le norme previste per le amministrazioni pubbliche, pur essendo partecipata dagli enti locali. In sostanza la Saf si sarebbe mossa come una qualsiasi società privata. Libera di assumere sul mercato le figure che riteneva utili inserire nell’organico. E proprio su questo punto ora si gioca la partita.