Frosinone

Quando la storia riprende vita

Avviate le attività di cantiere per valorizzare l’area archeologica di Ponte del Rio a Brunella. L’obiettivo è quello della realizzazione di un percorso di visita al di sopra della quota scavi

Quando la storia riprende vita

Esiste una città che respira in silenzio sotto il peso del cemento moderno, una entità invisibile che attende da secoli il momento di tornare alla luce. Nelle scorse ore, quel momento è finalmente arrivato. Sotto il coordinamento della Soprintendenza Archeologica, con il coinvolgimento dell’amministrazione guidata dal sindaco Riccardo Mastrangeli e dell’assessorato ai lavori pubblici coordinato dall’assessore Angelo Retrosi, hanno preso il via le prime attività di cantiere per la valorizzazione dell’area archeologica del Ponte del Rio, all’altezza dell’incrocio di Brunella.

Non si tratta di una semplice operazione di restauro, bensì di un’importante opera di “chirurgia urbana” finanziata con 1,1 milioni di euro nell’ambito dell’accordo quadro “Caput Mundi” (Missione M1C3 del Pnrr) e del Pr Fesr 21-27, che ha visto l’impegno dell’assessore regionale Roberta Angelilli. L’obiettivo è ambizioso: ricucire lo strappo tra la “Frosinone moderna”, figlia dell’espansione urbanistica principalmente degli ultimi decenni, e le nobili radici che affondano nell’epoca protostorica e romana.

Il cuore pulsante dell’intervento risiede nel sito indagato nel 2018, dove, a circa due metri e mezzo sotto l’attuale livello stradale, è stato rinvenuto, nella rotatoria dell’incrocio di Brunella, un tratto di venticinque metri dell’antica via Latina. Questa “autostrada” dell’antichità, che da Roma passava dritta nel cuore di Frosinone, si presenta oggi come un suggestivo tappeto di ciottoli calcarei e fittili, ancora tenacemente legati dalla malta originaria.

Ma la strada non correva solitaria. A sud del tracciato, gli archeologi hanno identificato i resti di un monumento funerario di epoca tardo-repubblicana o primo-imperiale. Una struttura quadrangolare di rara eleganza costruttiva, dove i blocchi di travertino sono ancora saldati da grappe metalliche a “pi greco” e a “U”, testimonianza di una perizia artigianale che sfida i millenni. Sul lato opposto, una calcara post-antica di forma circolare racconta invece una storia diversa, fatta di riuso e trasformazione dei materiali in epoche successive. La particolarità straordinaria di questo cantiere è la sua natura di “palinsesto”. Accanto ai fasti romani, a soli 60 centimetri dall’asfalto contemporaneo, riaffiora un pezzo di storia recente: sei metri di binario a scartamento ridotto della ferrovia vicinale Frosinone-Fiuggi-Roma, simbolo del progresso di inizio Novecento.

L’idea progettuale è quella di un percorso archeologico unitario che colleghi Ponte del Rio ad altri tesori cittadini: il leggendario villaggio volsco in località De Matthaeis, le terme imperiali e l’anfiteatro romano di viale Roma. Un filo rosso, o meglio, un percorso di visita sopraelevato, che permetterà ai cittadini di camminare letteralmente sopra la storia senza intaccarne la fragilità
Restituire alla comunità la propria eredità culturale non è solo uno slogan burocratico, ma la finalità ultima degli interventi. Attraverso una progettazione inclusiva e l’abbattimento delle barriere cognitive, il sito diventerà un laboratorio didattico e turistico. Non più ruderi isolati in una rotatoria, ma un centro di aggregazione dove la memoria dei luoghi si trasforma in identità collettiva. Frosinone, dunque, smette di essere solo una città di transito per riscoprirsi destinazione. Il passato non è più un intralcio alla viabilità, ma il basamento su cui costruire il futuro della comunità frusinate.