La presentazione
21.03.2026 - 11:22
Il lavoro come nuovo inizio. Come un “nuovo orizzonte” per chi è caduto, ha trovato la forza per rialzarsi ed è pronto a ricominciare. È con questo principio che ieri alla Cittadella Cielo di Frosinone, l’associazione Nuovi Orizzonti ha presentato il progetto dedicato alle persone con dipendenze o coinvolte nei percorsi dell’esecuzione penale, per il reinserimento nel mondo del lavoro. Il progetto fonda sulla creazione di una rete territoriale, che vede coinvolti la Camera di Commercio di Frosinone e Latina, la Asl di Frosinone, la Casa circondariale di Frosinone e l’Ufficio esecuzione penale esterna di Frosinone, che ha portato alla firma del protocollo d’Intesa “Restituire Futuro”. L’iniziativa è finanziata con i fondi dell’8x1000 a diretta gestione statale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Al centro il progetto “Nuovi Orizzonti per il Lavoro”, che prevede la realizzazione di ottanta percorsi di reinserimento socio-lavorativo, con attività di formazione professionale, inserimento in contesti lavorativi protetti e trenta tirocini di inclusione sociale della durata di sei mesi. Sono inoltre inclusi servizi di co-housing e trasporto sociale, insieme a percorsi di orientamento e attività di tutoring. I beneficiari provengono in parte dalle comunità legate all’associazione e in parte dalla collaborazione con il Serd e la Casa circondariale di Frosinone. Sono state, inoltre, attivate azioni di prevenzione e sensibilizzazione nei contesti di lavoro, attraverso incontri nelle aziende e una campagna informativa rivolta a oltre cinquecento lavoratori. Nel corso dell’incontro, dopo i saluti istituzionali, Paolo Brigo, responsabile dell’Ufficio Progetti dell’Associazione Insieme verso Nuovi Orizzonti, ha illustrato l’iniziativa, sottolineando il valore della collaborazione tra i diversi attori del territorio.A fare gli onori di casa la fondatrice di Nuovi Orizzonti, Chiara Amirante, che, ripercorrendone la storia, ha ricordato le basi sulle quali l'associazione fonda. «Ormai da più di trent’anni – ha ricordato – entriamo in punta di piedi nelle storie infernali di tanti giovani. Abbiamo visto quanto il disagio giovanile sia diventato un dato esponenzialmente crescente e allarmante. Oggi il 90% dei ragazzi non è semplicemente dipendente, ma polidipendente: si parla quindi di dipendenze non solo da droghe, ma anche da alcol, gioco d’azzardo, di “internet addiction” e sessodipendenza. Un ragazzo su tre ha subito abusi, il 50% episodi di bullismo e il 25% presenta disturbi mentali – ha spiegato – Di fronte a questi dati, ci siamo resi conto che, se da un lato è fondamentale continuare i percorsi di recupero da questi “inferni” che spesso imprigionano i giovani, dall’altro c’è un passaggio altrettanto complesso, urgente e decisivo, quello dell’inserimento. Questo progetto può essere un grande aiuto – ha argomentato – in questa cittadella cielo di Frosinone che si occupa di accoglienza del disagio a 360 gradi. È un segno concreto di speranza – ha concluso – Crediamo profondamente che ogni persona abbia un valore infinito e che, attraverso il lavoro e relazioni significative, sia possibile rinascere».
A sottolineare il valore della collaborazione sono stati anche i rappresentanti degli enti coinvolti. Giovanni Acampora, presidente della Camera di Commercio di Frosinone e Latina, ha evidenziato come «il coinvolgimento del mondo imprenditoriale sia fondamentale per costruire percorsi reali di inclusione. Le imprese - ha detto - possono e devono essere protagoniste di un cambiamento culturale che valorizzi la persona e favorisca il reinserimento lavorativo». Sulla stessa linea il direttore generale della Asl di Frosinone, Arturo Cavaliere, che ha sottolineato: «Si tratta di un progetto di grande valenza sociale perché mettiamo a sistema quel concetto nobile che è l'assistenza socio-sanitaria, all’interno di un ambito particolarmente complesso e fragile come quello delle dipendenze. Un tema che richiede un approccio integrato – ha spiegato – E questo protocollo rafforza la collaborazione tra servizi sanitari e territorio, permettendo di accompagnare le persone non solo nella cura, ma anche nel loro reinserimento sociale e lavorativo». Un aspetto particolarmente rilevante è stato messo in luce anche da Laura Notaro, vice direttrice della Casa circondariale di Frosinone: «Offrire opportunità concrete durante e dopo il percorso detentivo è essenziale per prevenire la recidiva. Il lavoro rappresenta uno strumento fondamentale di riscatto e reintegrazione». Infine, Giuseppe Caviglia, direttore dell’Ufficio Esecuzione penale esterna di Frosinone, ha evidenziato come «progetti come questo rafforzino il senso della pena come occasione di cambiamento. La rete territoriale è la chiave per costruire percorsi individualizzati e realmente efficaci».
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