Cerca

La riflessione

Quelle vite spezzate che diventano statistica

Ogni giorno migliaia di lavoratori percorrono le strade per raggiungere il proprio posto di lavoro. Un tragitto che dovrebbe essere normale, ma che troppo spesso si trasforma in tragedia

Quelle vite spezzate che diventano statistica

Una routine quotidiana che dovrebbe essere la cosa più normale e sicura del mondo. Ma non sempre è così. E i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Osservatorio Vega Engineering lo confermano. Nel solo mese di gennaio in Italia si contano trentaquattro morti sul lavoro: ventotto durante l’attività lavorativa e sei proprio nel tragitto tra casa e lavoro. Il Lazio, sempre secondo lo studio dell’Osservatorio, è passato dalla fascia gialla a quella arancione nella mappa del rischio, segno di un’incidenza degli infortuni mortali superiore alla media nazionale.

Tra i settori più colpiti ci sono le attività manifatturiere ma anche i trasporti e la logistica, cioè proprio quel mondo fatto di furgoni e camion che percorrono ogni giorno le nostre strade.

Numeri che rischiano di diventare consuetudine, normalità. Come se facessero parte di una contabilità inevitabile.
Ed è proprio qui che diventa necessaria una riflessione in più. Perché quando si parla di sicurezza sul lavoro si pensa spesso ai cantieri, alle fabbriche, ai macchinari. Più raramente alla strada. Eppure per migliaia di lavoratori la strada è parte integrante del lavoro: un tragitto quotidiano, spesso lungo, spesso affrontato all’alba. Che può trasformarsi in tragedia. Come è successo per Valentino, Mauro ed Emiliano.

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione