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Processo Mollicone

In aula le confidenze di Tuzi

Il luogotenente Gabriele Tersigni ascoltato per la prima volta sulle rivelazioni fatte dal brigadiere. Due gli episodi descritti: "La seconda volta mi disse che vide Serena entrare in caserma"

In aula le confidenze di Tuzi

«Tuzi in confidenza mi disse che vide Serena entrare in caserma». Le confidenze del brigadiere Santino Tuzi al suo superiore Gabriele Tersigni sono dunque entrate nel processo Mollicone, finora non ammesse per questioni procedurali.

L’udienza di ieri era carica di attese, legate proprio a questi dettagli - mai emersi prima in aula - che Tuzi sembrerebbe aver “affidato” a Tersigni prima di essere trovato senza vita, durante quel periodo complesso legato alle dichiarazioni fatte - e poi ritrattate - sull’ingresso di Serena in caserma. Punto cruciale, questo, dell’impianto accusatorio che vede imputati l’ex maresciallo di Arce Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna Maria, assolti in primo e in secondo grado. Ma nuovamente a processo per l’appello bis sulla morte di Serena dopo la decisione della Cassazione di annullare con rinvio.
Per l’accusa il luogo dell’omicidio resta la caserma di Arce (l’alloggio a trattativa privata), così come la porta resta l’arma del delitto, contro cui Serena sarebbe stata scaraventata a seguito di una lite.

Tersigni, in qualità di superiore di Tuzi nel periodo in cui era stato trasferito a Fontana Liri, avrebbe potuto accogliere alcune delle confidenze del brigadiere, una delle figure cruciali nella vicenda giudiziaria dell’omicidio Mollicone: fu lui per primo a indicare nel 2008 la presenza di Serena in caserma. Poi la ritrattazione e la “ritrattazione della ritrattazione” in procura, prima di essere trovato senza vita in auto nell’aprile del 2008, pochi giorni dopo essere stato interrogato dagli inquirenti. La possibilità di ascoltare Tersigni su queste circostanze è stata un punto nevralgico - e terreno di un infuocato scontro giuridico - anche nelle precedenti fasi processuali. Nonché terzo motivo del ricorso in Cassazione: la sua ammissione è dunque avvenuta nella veste di amico di Tuzi. Confidenze che il brigadiere gli avrebbe fatto il giorno dopo essere stato sentito dagli inquirenti e, in particolare, la mattina del 29 marzo e quella del 10 aprile del 2008. E che sono entrate per la prima volta nel processo. Un processo affatto facile, con momenti di forte tensione tra procura generale e difese. In aula, della famiglia Mottola, era presente ieri solo l’ex maresciallo.

Tersigni, ora in pensione, avrebbe descritto il brigadiere come «turbato». Due i momenti principali in cui Tuzi avrebbe parlato, fuori da ogni ufficialità, con il luogotenente: una prima volta in cui non avrebbe riconosciuto Serena, pur descrivendone abiti e accessori. Poi una seconda, in cui invece Tuzi avrebbe ammesso di averla riconosciuta dopo aver visto una foto. «La prima volta non mi disse che era entrata Serena Mollicone ma che era entrata una ragazza tra le 10.30 e le 11 del primo giugno e che lui non l’aveva riconosciuta» ha detto Tersigni in aula. Pur descrivendo l’abbigliamento. «La seconda volta mi disse che gli avevano fatto vedere una foto, che l’aveva riconosciuta - ha aggiunto - Mi disse: “Era Serena Mollicone”. Dopo avermelo detto era più morto che vivo, ma leggermente risollevato. Come se si fosse tolto un peso».

«Tuzi mi disse - ha continuato Tersigni - che mentre la ragazza transitava per entrare in caserma, dall’appartamento del comandante tramite interfono una voce maschile lo aveva avvisato che stava arrivando una ragazza e si raccomandava di farla salire». Nel corso della lunga deposizione Tersigni ha approfondito, inoltre, i dettagli che gli sarebbero stati riferiti da Tuzi su Serena. Particolari che il brigadiere aveva notato, tra cui «la borsetta rettangolare e un borsone che conteneva libri».
«Tuzi mi disse anche che dopo che la ragazza era transitata - ha dettagliato ancora Tersigni - giunse in caserma il maresciallo Mottola, che poi era salito nell’alloggio. A quel punto non lo aveva più visto. Alle 13.30 era arrivato Suprano e mi disse che si era attardato a parlare con lui. Poi visto che Mottola era rientrato andò via. Gli chiesi se aveva accennato qualcosa (di aver visto Serena, ndr) a Suprano nei giorni a seguire ma lui disse di non avergli mai detto niente. Alla mia domanda sulla presenza di Quatrale in caserma quella mattina, mi precisò che era stato nel suo ufficio e che la ragazza non l’aveva vista».
Tersigni ha precisato inoltre che le confidenze fatte da Tuzi erano state spontanee: «Il 29 marzo 2008 Tuzi mi stava aspettando sull’uscio della cucina in caserma, era molto giù» ha spiegato in aula. E anche il 10 aprile lo avevo trovato «nella stessa identica situazione» e «con gli occhi spauriti».

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