Cassino
05.02.2026 - 17:37
L’interno della fabbrica pedemontana
Un 2026 carico di ombre per lo stabilimento Stellantis di Cassino, dove fermi produttivi e incertezze industriali alimentano una preoccupazione ormai diffusa tra lavoratori e territorio.
Al centro delle criticità c’è la mancanza di modelli assegnati allo stabilimento. Le ipotesi di restyling o di versioni speciali per alcune vetture non vengono considerate sufficienti a garantire continuità produttiva e carichi di lavoro adeguati. Senza nuovi modelli, Cassino rischia una progressiva desertificazione industriale, con effetti che si riflettono a catena su fornitori, servizi e occupazione indiretta.
Andrea Di Traglia, segretario Frosinone-Latina Fiom Cgil è netto: «Credo di poter dire che il 30 si è consumato l’ultimo capitolo di quelle che sono state finora soltanto le promesse di Stellantis, perché assistiamo a una completa e continua assenza istituzionale. Innanzitutto, in questo tavolo dell’automotive abbiamo constatato l’ufficialità del taglio del vecchio fondo dell’automotive da 8 miliardi ridotto a 1,6 in 5 anni, legato anche a incentivi all’acquisto non vincolanti all’Italia che ne riduce a bassissima soglia la fruizione, in un contesto nel quale vediamo un governo che, insieme a quello tedesco, si fa paladino del contrasto alla transizione, un’Europa che non l’ha attuata con coerenza e, in tutto questo, una Stellantis che fa solo annunci, con continui rinvii, senza la proiezione di un’occupazione certa».
Poi parla chiaro: gli investimenti ci sono, ma non in Italia. «Li abbiamo negli Stati Uniti, che cubano 13 miliardi; la Spagna ha la gigafactory a Saragozza e fa un milione di auto l’anno. Dunque dov’è il nostro milione di auto all’anno del ministro Urso? Sì, questo ultimo capitolo ci dice che tutto quanto detto finora è fallimentare. In Francia si investono due miliardi soltanto nell’anno 2026 e si fanno, a differenza di Torino, tra le 1.400 e le 1.600 assunzioni, divise tra impiegati e operai a tempo indeterminato, non le 440 a Mirafiori i cui contratti sono somministrati e che vengono da un’ora di sciopero per i carichi di lavoro. Dal Marocco all’Algeria si è costituita la nuova frontiera delle produzioni mass-market e Stellantis dice chiaramente al settore della componentistica che se si vuol mantenere le commesse bisogna delocalizzare.
In Italia ci sono più di 700 milioni che Stellantis ha investito in uscite incentivate e nella desertificazione degli stabilimenti. E Cassino? Lo stabilimento è ai minimi storici, sia per quanto riguarda il personale che per quanto riguarda le auto prodotte (siamo reduci dal peggior anno di sempre con 19.300 vetture prodotte) Non basta dire che verrà un restyling del Grecale o le “versioni speciali” per Giulia e Stelvio, perché – lo dico – i modelli sono modelli, le versioni sono versioni e con le versioni non si fanno i volumi. A Cassino mancano i modelli ed è chiaro che l’inizio di questo 2026 è all’insegna dei continui fermi: soltanto quattro le giornate lavorate a gennaio e un’ulteriore settimana di stop a febbraio, che a questo punto non si sa se sia l’unica, perché potrebbe allungarsi la data della riapertura probabilmente fino al 18.
La componentistica e l’indotto sono al collasso e rischiano di non reggere. Penso ad esempio al tavolo di convocazione su Trasnova, Logitech e Teknoservice e gli appalti in genere così come alla M.A., Lear, Tiberina... È a rischio l’esistenza stessa del settore per come lo conoscevamo». Per Di Traglia lo scotto lo stanno pagando le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento e di tutto l’indotto, lo scotto di una crisi che è diventata sistemica. «È il sistema che sta crollando su se stesso e, ancora una volta, a pagarne le spese è tutto il tessuto economico e sociale del territorio.
Ed è per questo necessario, al di là degli annunci che ci saranno sul fantomatico piano industriale, che la discussione venga innanzitutto anticipata, che si faccia un tavolo unico su tutto il settore della componentistica e al tempo stesso che la discussione sugli stabilimenti si sposti a Palazzo Chigi, che il governo e Stellantis si siedano per un confronto vero, si assumano le proprie responsabilità e garantiscano un futuro e l’occupazione per le lavoratrici e i lavoratori».
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