Flash mob contro il consumo di suolo. Ieri nei pressi del cantiere tra via de Matthaeis e via Tommaso Landolfi, dove sarà realizzato il nuovo complesso residenziale "I portici", un sit-in di protesta organizzato dalle associazioni Legambiente Frosinone - Circolo "Il Cigno", Frosinone Bella & Brutta, Rigenesi, Zerotremilacento e Ci vediamo in Provincia.

«Ancora costruzioni e palazzi a Frosinone – dichiarano le associazioni in una nota congiunta – mentre si costruisce anche vicino alla Chiesa del Sacro Cuore, in via Tiburtina e chissà dove altro ancora, in un capoluogo che, secondo le stime degli anni '60 e '70, avrebbe dovuto attrarre nuovi residenti e superare i 100.00 abitanti, mentre ristagna intorno ai 45.000 e ogni anno ne perde circa mille». E aggiungono: «Ora 34.000 metri cubi di cemento armato andranno a coprire 12.000 metri quadrati di suolo, proprio a ridosso della villa comunale e dell'area dove, non molti anni fa, furono ritrovati resti di un impianto termale pubblico dell'antica Frusino e addirittura di villaggi risalenti al XII secolo avanti Cristo. È vero, nell'area del nuovo fabbricato non insistono reperti degni di nota e dopo le indagini la Sovrintendenza ha rilasciato il proprio parere. Ma c'è un fatto – proseguono – nell'area adiacente a quella edificabile, dove non sono previste costruzioni, è molto presumibile, stando a relazioni della Sovrintendenza, che si trovino tracce delle terme, ovverosia la continuazione dei resti già ricoperti nel 2007».

Le associazioni parlano dunque di anni di battaglie che non sono valsi a evitare l'ennesima costruzione e occupazione di suolo o almeno ad accettare la legittima richiesta di riportare alla luce e valorizzare ciò che rappresenta la cultura e la storia della città. «Quello che associazioni e cittadini intendono fare è, quindi – sottolineano – proseguire l'azione di cittadinanza attiva, esprimendo una legittima preoccupazione per la futura integrità dei resti archeologici presenti nell'area o di quelli che eventualmente potrebbero venire alla luce oggi, e insistendo per una loro debita tutela, sia in modo diretto che indiretto, anche nel rispetto dei vincoli imposti dalle leggi vigenti».

Associazioni e cittadini che hanno manifestato chiedono allora perché dopo il rinvenimento dei primi resti dell'impianto termale la campagna di scavi abbia subito un arresto e dove siano conservati i reperti trovati durante gli scavi eseguiti nel 2000 e nel 2007 nonché le schede relative agli scavi stessi; se tutti gli enti pertinenti dello Stato, dalla Regione al Comune. «Si invitano inoltre tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti – aggiungono le associazioni – a mettere in campo le necessarie risorse, sia economiche che di intelligenza, al fine di recuperare e valorizzare tale area archeologica per il bene dell'intera città».