Rinaldo Scaccia, amministratore delegato e direttore generale della Banca popolare del Frusinate, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della procura di Frosinone che gli contesta il ruolo di promotore e organizzatore di un'associazione a delinquere che avrebbe operato, scrive il gip, «mediante il finanziamento privilegiato di operazioni, tutte promosse e coordinate da De Santis (Angelo, finito in carcere, ndr) per l'acquisizione di immobili pignorati», il dirigente ieri mattina era in tribunale per l'interrogatorio di garanzia.

Assistito dall'avvocato Pierpaolo Dell'Anno, al giudice ha spiegato di non voler rispondere alle domande, come suo diritto peraltro. L'avvocato Dell'Anno ha poi dichiarato: «Per rispetto delle istituzioni bancarie, dei consumatori e delle istituzioni giudiziarie, quattro anni di indagini e centinaia di migliaia di carte necessitano una riflessione seria per sfociare, come sicuramente accadrà, nell'innocente del dottor Scaccia».

Anche il notaio in pensione Roberto Labate, che aveva uno studio a Sora, accusato di far parte della stessa associazione con Scaccia, assistito dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il figlio, il notaio Federico Labate, che è difeso dagli avvocati Alberto Bonu e Massimo Mercorelli, ha, invece, deciso di rispondere alle domande del gip. Si è dichiarato estraneo all'associazione a delinquere e ha contestato anche l'altro reato contestato, quello di falso ideologico.

Ha spiegato al giudice che gli chiedeva conto dell'unico atto che gli viene contestato di essersi limitato semplicemente a svolgere il suo lavoro di pubblico ufficiale, ribadendo che il notaio una volta riscontrata la regolarità dell'incartamento e verificati gli assegni non fare altro che procedere alla stipula dell'atto. Per lui come per i due funzionari della banca, il gip ha disposto gli arresti domiciliari tempo, per due mesi. Tempo - ha spiegato il gip nell'ordinanza - per acquisire le prove. Al termine dei due mesi scatterà il divieto di dimora a Frosinone.

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere poi l'avvocato del foro di Roma Gennaro Cicatiello e l'imprenditore verolano Paolo Baldassarra, entrambi assistiti dall'avvocato Giorgio Igliozzi.
Uno dei due funzionari di banca Luca Lazzari, non più in servizio alla Bpf, ha deciso anche lui di rispondere alle domande del gip e spiegare la propria versione dei fatti. L'altro, invece, Lino Lunghi, assistito dall'avvocato Massimiliano Contucci, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Anche in questo caso il ragionamento è stato che, di fronte a 15.000 pagine di documenti è prematuro fare dichiarazioni se non si conoscono compiutamente le contestazioni. Evidenziato, comunque, come il funzionario non rivesta ruoli apicali nell'istituto.

Interrogatorio anche per le persone sotto poste alla misura dell'interdizione professionale. Per N.L. è stato applicato il divieto di esercitare per nove mesi la professione di consulente fiscale. Anche lei, difesa dall'avvocato Umberto Pappadia, ha risposto alle domande del giudice e ha negato tutto.
Mercoledì, erano stati interrogati i due indagati destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, il frusinate Angelo De Santis e il ceccanese Marino Bartoli. Entrambi assistiti dall'avvocato Angelo Testa, hanno risposto alle domande del gip e hanno respinto le accuse.

Oltre alle misure restrittive della libertà personale, il gip ha disposto i sequestri preventivi finalizzati alla confisca nei confronti di undici società per un totale di 3.983.180,44 euro e, nel caso di incapienza, nei confronti delle persone fisiche (tra cui Bartoli, De Santis, Baldassarra e Cicatiello), in solido per ciascun reato e società, nonché di beni mobili, immobili e polizze assicurative. Disposto poi un ulteriore sequestro di 6.662.296,34 euro a carico, tra gli altri, di De Santis, Baldassarra, Cicatiello, Bartoli e Lunghi. Alle viste ricorsi al Riesame contro i sequestri patrimoniali.