«Ergastolo ai fratelli Bianchi». È quando chiede il procuratore generale della Corte d'appello. Il magistrato ha impugnato la sentenza della Corte d'assise d'appello di Roma, del 12 luglio 2023, con la quale ai fratelli di Artena, Marco e Gabriele Bianchi, è stata ridotta la condanna per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, avvenuta a Colleferro, nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020, dall'ergastolo a 24 anni.

In primo grado, l'Assise di Frosinone aveva inflitto ai fratelli l'ergastolo, ma in appello, ai due erano state riconosciute le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante dei futili motivi. Un errore, secondo il sostituto procuratore generale Bruno Giangiacomo e il procuratore generale facente funzioni Salvatore Vitello che firmano il ricorso. Ovviamente, anche la difesa dei Bianchi ha proposto appello, per chiedere un ulteriore sconto di pena.

Per la procura generale è «cotraddittoria la concessione delle attenuanti generiche a Gabriele e Marco Bianchi da parte della Corte di assise di appello di Roma». Da qui la richiesta di «annullamento della sentenza stessa, con rinvio ad altra sezione della Corte d'assise di appello di Roma per un nuovo giudizio» sul punto.
La procura generale evidenzia che «l'aggressione, cui hanno preso parte tutti gli imputati, era realizzata con inaudita e insensata violenza protrattasi per circa 40/50 (lunghi) secondi». Nel graduare la pena, il ragionamento dei giudici di secondo grado è stato il seguente: poiché il dolo eventuale è meno intenso del dolo diretto e del dolo intenzionale - si legge nel ricorso - vanno riconosciute le attenuanti generiche altrimenti si arriverebbe alla conseguenza di applicare la medesima pena (la massima) per casi diversi».

La procura generale, però, osserva come «tale ragionamento» sia «in contrasto con le norme in materia di omicidio» quanto alla «pena massima per l'omicidio determinato dal motivo futile, a prescindere dalla forma di dolo, e, soprattutto, con le norme in materia di circostanze del reato». Ovvero, insiste l'accusa si arriverebbe a concedere le generiche con un «automatismo... non previsto dal legislatore» e a una conclusione «confondendo la "forma del dolo" con la "intensità del dolo"».

Venendo al fatto, il pg rileva: «l'azione delittuosa diventa via via sempre più intesa (non più quattro persone contro Willy), ma 4 persone contro 1; non più solo un colpo tecnico micidiale sferrato a un ragazzo che non c'entrava nulla, ma una pluralità di colpi violentissimi sferrati contro un soggetto a terra inerme». E ancora: «gli imputati, nel momento in cui si scagliano contro Willy, non solo aderiscono alla condotta inizialmente realizzata da Gabriele Bianchi (connotata dalla presenza del dolo eventuale), ma solo non desistono mai (nonostante ne abbiano occasione, visto il lasso di tempo trascorso) ma anzi, intensificano la condotta; lo fanno agendo in 4 contro 1, proseguendo per tutto questo tempo a martoriare Willy, infierendo su un corpo che, sin dai primi secondi, già appariva totalmente remissivo».

E dunque, se è una condotta che «si va a intensificare progressivamente; ecco perché i 40/50secondi sono lunghi, perché di essi si avvalgono ben quattro persone che sinergicamente e vigliaccamente agiscono contro una persona aumentando inevitabilmente il potenziale della condotta lesiva». Sui tempi dell'azione violenta, brevi o lunghi, il pg nota «una contraddizione intrinseca della sentenza».
Il processo, fissato davanti alla Corte di cassazione il 9 aprile vedrà a giudizio oltre ai fratelli Bianchi anche i due coimputati, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, condannati sia in primo che in secondo grado alle pene, rispettivamente, a 23 e 21 anni.