Una condotta «di particolare pericolosità, tenuto conto del livello economico/imprenditoriale coinvolto, delle dimensioni delle frodi, della pervicace reiterazione di condotte elusive, della stipulazione di forme contrattuali fittizie, dell'adesione a schemi collaudati di condotta e della sottrazione di ingenti risorse all'erario, elementi tutti che denotano una spiccata attitudine criminale, caratterizzata dalla sistematicità del ricorso a comportamenti penalmenti illeciti». Così scrive il gip nell'ordinanza. L'inchiesta, condotta dai poliziotti del questore Domenico Condello e dai finanzieri del colonnello Cosimo Tripoli, svelata ieri è ancora nella fase iniziale tanto che il gip Ida Logoluso dà atto che il pm Adolfo Coletta si è spinto fino a dove «era possibile farlo senza disvelare l'attività investigativa».

Tuttavia, l'esecuzione delle misure, ritenute dal gip «tutte giustificate, anche con l'esigenza cautelare viene indicata come l'occasione nella quale sarà possibile approfondire ulteriormente e definitivamente le indagini ed acquisire riscontri documentali di quanto già emerso dalle intercettazioni». Le indagini, in prima battuta, si concentrano sull'acquisizione, con le aste giudiziarie, di stabilimenti industriali e commerciali. Nel mirino finisce così l'imprenditore e operatore finanziario Angelo De Santis. Indagando su di lui la procura nota «l'estremo favore di cui il De Santis godeva presso la dirigenza della Banca popolare del Frusinate», in modo particolare - sostiene l'accusa - con il direttore generale Rinaldo Scaccia e il dirigente del corporate banking Luca Lazzari.

Il passo successivo è monitorare la ristrutturazione in una palazzina di via Gorizia a Roma, oggetto di lavori per il "bonus facciata". In base al materiale raccolto l'accusa rileva il «potere che De Santis esercitava all'interno della Banca popolare del Frusinate ove non solo sembrava godere di una linea di credito pressoché illimitata ma ove anche si atteggiava come un primario agente ed intermediario finanziario al quale, invero, vari imprenditori si rivolgevano per ottenere credito da quell'istituto riconoscendo al De Santis provvigioni ammontanti al 3%-5% degli importi erogati». Sul fronte del riciclaggio, il gip evidenzia che «le società erano in sostanza le classiche "scatole vuote" nelle quali far transitare le somme di denaro che venivano... così ripulite».