Ci voleva una persona di grande esperienza, capace di comprendere le dinamiche di un territorio di confine e gli appetiti di organizzazioni criminali, che non mollano la presa. Ci voleva il dottor Lucio Aschettino, entrato in magistratura nell'aprile del 1986, con un curriculum d'eccellenza. E una forte esperienza nel contrasto alle infiltrazioni criminali, soprattutto in territorio campano. Una cerimonia di insediamento di altissimo spessore, con l'intervento delle maggiori cariche del diritto, politiche, militari e religiose ieri nella Corte d'assise di Cassino.

«Un bravissimo magistrato, quello che ci voleva per una realtà complessa come quella di Cassino. Perché, come già sottolineato nella relazione inaugurale, questo è un territorio che vede - nonostante la bellezza e il suo valore culturale, con la sua abbazia, e storica - una presenza criminale molto importante e significativa rispetto alla quale la magistratura è attrezzata. E Aschettino ha un curriculum e una esperienza professionale che - ha sottolineato il presidente della Corte di Appello di Roma, Giuseppe Meliadò - serviranno a contrastare al meglio la criminalità organizzata. E allo stesso tempo ha una grande capacità organizzativa, nell'informatizzazione degli uffici».

«Siamo consapevoli dell'importanza del ruolo svolto dal presidente Aschettino: siamo tutti dalla stessa parte per combattere le infiltrazioni in questo territorio, che non ne è immune. Il giudice deve saper andare oltre se stesso - ha dichiarato Salvatore Vitello, procuratore generale Corte d'appello di Roma - deve saper ascoltare. Questo tribunale ha dimostrato proprio questo, cercando di realizzare una vera giustizia con abnegazione, che lo accomunano alla procura visto lo spirito di sacrificio necessario per gestire flusso di lavoro ed estensione del territorio a fronte delle risorse a disposizione. Da piccolo tribunale è diventato un tribunale fondamentale per il territorio del Lazio».

E di abnegazione, della storia di un tribunale che ha rischiato anche di essere soppresso e che invece ha dimostrato una forza e una capacità uniche ha parlato nel suo intervento anche il presidente dell'Ordine degli Avvocati Giuseppe Di Mascio. «Siamo sicuri che con spirito di collaborazione sapremo risolvere ogni problema» ha sottolineato Di Mascio, dopo aver elogiato la storia e la forza dell'istituzione che «ha saputo risorgere e riaffermarsi».

«Un grande rapporto istituzionale e una forte armonia hanno permesso di salvare il nostro presidio di legalità nel territorio d frontiera che è sempre stato e lo è sempre a rischio infiltrazioni - ha aggiunto il sindaco Salera - Grazie all'attività della procura e a un intenso rapporto istituzionale sono stati eseguiti sequestri importanti. E così abbiamo messo a frutto questa sintonia rendendo i beni confiscati alla comunità». Emozionato il nuovo presidente ha ringraziato tutti, abbracciando dopo la cerimonia la moglie, magistrato a sua volta, presente in aula.

«Il tribunale è stato retto in maniera egregia in questo anno e mezzo. E non è stato pregiudicato assolutamente il suo buon funzionamento - ha affermato il nuovo presidente - una persona in più certamente farà comodo e spero che l'organigramma resti lo stesso per poter dare le giuste risposte alla comunità. Questo è un territorio di confine, con un fenomeno criminale importante da almeno un decennio e che riguarda più da vicino la procura distrettuale di Roma. C'è, però, da dire che i tribunali sono le sentinelle del territorio, sono le istituzioni in grado di intercettare i segnali importanti per intervenire. Lo sforzo che dobbiamo fare è quello di dare una interpretazione a 360° del fenomeno che ci consenta di cogliere questi segnali anche, ad esempio, nelle ricadute sulle controversie civili, non solo penali. E approfondire l'analisi dei reati spia come il traffico dei rifiuti, l'abusivismo edilizio, i reati finanziari, la bancarotta e tutti quelli dietro ai quali - molto spesso - si celano le iniziative delle associazioni criminali».