Due spari nel buio, due spari a squarciare una fredda serata di gennaio. E quella vita scivolata via, sulle scale che danno su di un parcheggio. Trecentosessantacinque giorni fa la tragica vicenda di Thomas Bricca, il 19enne ucciso da due sicari arrivati in via Liberio, in pieno centro, a bordo di uno scooter. Il dramma iniziale, poi le lunghe indagini, gli arresti, tra pochi giorni il via al processo: è questa la sequenza degli eventi di un anno senza Thomas.

La morte di Thomas
Tutto nasce dalle risse del 28 e del 29 gennaio, tra conti da regolare e onte da lavare, con Omar Haoudi, 20enne di origini marocchine, che - secondo la Procura - sarebbe stato il vero bersaglio dei proiettili. Ma è Thomas a rimanere sul selciato: la corsa disperata in ospedale, prima ad Alatri poi a Roma. Il ragazzo si spegne il 1° febbraio e per la città si riapre una sanguinosa ferita, quella che ha visto come altro sfortunato protagonista, qualche anno prima, Emanuele Morganti. È la tragedia, è il dolore, sono le lacrime, è il silenzio. Quel silenzio che i giovani portano in piazza Santa Maria Maggiore il 4 febbraio, in un contesto quasi surreale, in cui si avverte uno smarrimento generale. Nessuna parola, solo uno striscione che cita il sorriso di Thomas, indelebile sul suo volto candido che si affaccia alla vita. Il 10 febbraio, i solenni funerali in cattedrale: la chiesa di San Paolo e il parco dell'Acropoli traboccano di persone, striscioni e palloncini solo la cornice di un sentimento e di un abbraccio collettivo. Il vescovo Ambrogio Spreafico nella sua omelia incita i ragazzi ad abbandonare la strada della violenza e a cercare quella del dialogo e del confronto: «Mai nessuno contro un altro, altrimenti si rischia di diventare come delle tribù che finiscono per combattersi». Nel frattempo, partono le indagini per individuare chi possa aver premuto il grilletto.

Le indagini complesse
Già, le indagini. I sospetti si concentrano subito su alcuni dei partecipanti alla risse precedenti la sparatoria: si tratta di Roberto Toson, 47 anni, e di Mattia, suo figlio, di 22. I due si recano nella caserma dei carabinieri di Alatri e si proclamano estranei alla vicenda. Ma le piste seguite dagli inquirenti conducono a loro: sono indagati, subiscono una perquisizione nella casa della madre e del patrigno di Roberto, alla ricerca dell'arma del delitto, del mezzo usato e del casco: elementi che, però, non vengono rinvenuti. Un'altra data, molto importante in questo complesso iter, è quella dell'8 marzo: il giorno in cui l'ex fidanzata di Mattia va dai carabinieri per rendere dichiarazioni spontanee e demolisce l'alibi del ragazzo, raccontando quanto accaduto prima e dopo la sparatoria del 30 gennaio. A quel punto, la situazione per i Toson si fa sempre più complicata.

L'arresto in estate
Il tempo trascorre, aumentano le richieste di chiudere il cerchio delle indagini, cresce il nervosismo.
La svolta porta la data di un afoso 18 luglio: il procuratore capo Antonio Guerriero convoca una conferenza stampa per annunciare l'arresto dei due sospettati. Per chi sta curando l'inchiesta sono loro ad aver sparato. Roberto e Mattia Toson finiscono in carcere a Civitavecchia, in due celle separate, prima del trasferimento che porterà Roberto a Velletri e Mattia a Rebibbia. L'accusa è pesantissima: omicidio volontario con l'aggravante delle premeditazione. La difesa inizia a rispondere con la propria strategia, rivolgendosi al tribunale del Riesame per la scarcerazione degli indagati, prova a ridurre la portata dell'accaduto, contesta le deposizioni dei testimoni, soprattutto quella dell'ex fidanzata di Mattia. Il Riesame dà torto ai legali dei Toson, che ricorrono in Cassazione, mentre chiede la derubricazione del reato a omicidio preterintenzionale, sperando così di poter accedere al rito abbreviato: richiesta giudicata inammissibile. La Procura gioca, invece, un'altra "carta", quella del rito immediato, saltando l'udienza preliminare, che viene accolta.

Il via al processo
Viene così stabilita la data del via al processo: venerdì 2 febbraio 2024. Mancano dunque soltanto due giorni per il via al processo che vede sul banco degli imputati Roberto e Mattia Toson, i quali saranno difesi da Angelo Testa e Umberto Pappadia. Per le parti civili ammesse, invece, gli avvocati saranno: Nicola Ottaviani per la madre di Thomas, Marilena Colagiacomo per il padre, Eugenia De Cesaris per il comune di Alatri. Oggi si "celebra" un triste anniversario e tra poco si apre un nuovo capitolo di questa dolorosa vicenda.