La porta aperta, un uomo a terra all'ingresso, molto sangue sul pavimento. Nessun segno vitale, in apparenza.
Così ai due uomini che ieri mattina stavano facendo una passeggiata e si sono trovati davanti quella scena drammatica non è rimasto altro da fare che chiamare i soccorsi. Che immediati hanno raggiunto il rifugio "Le Mainarde" a Vallerotonda. L'uomo a terra, purtroppo senza vita, era Gianni Di Zazzo - da tutti chiamato "Giannetta" - cuoco e custode storico dell'attività molto nota, frequentata in tutte le stagioni e dove, volendo, è possibile anche pernottare. Ma chiusa in questo periodo per alcuni lavori in corso.

Gianni, 57 anni originario di San Biagio Saracinisco ma da oltre 15 lì a Vallerotonda, era rimasto a custodire l'hotel in attesa che terminassero i lavori. Fino a quando uno dei proprietari era rimasto nel rifugio, erano sempre stati in due a "presidiare il forte", tra quelle rocce antiche e la bellezza di una natura incontaminata. Poi, però, da oltre un mese, da quando cioè era stato necessario un suo temporaneo allontanamento per questioni mediche, Gianni era rimasto solo. Ma non aveva lasciato il suo "porto sicuro" neppure un momento se non per scendere a Vallerotonda per le incombenze di sempre, come aveva sempre fatto.

Cosa sia accaduto nelle ore precedenti al ritrovamento del corpo è davvero un mistero: tutti gli elementi raccolti restano al vaglio dei carabinieri della sezione operativa del Nor di Cassino, coadiuvati dalla stazione di Vallerotonda e dal Nucleo investigativo di Frosinone, coordinati dal magistrato Corvino della procura di Cassino.

La scoperta
I due uomini, conoscenti della vittima, avevano deciso - vista la splendida giornata di sole - di fare una passeggiata in montagna. Così avevano concordato una sosta per salutare l'amico "Giannetta". Ma quando si sono avvicinati alla struttura hanno notato una cosa insolita: la porta aperta. Abbassando lo sguardo, purtroppo, non c'è stato spazio a dubbi: l'uomo a terra era proprio Gianni. Tanto sangue lì all'ingresso, proprio dove lui giaceva. E nessun segno vitale. La chiamata immediata al 118 e al 112: in poco tempo i carabinieri della Compagnia di Cassino e i colleghi di Frosinone hanno raggiunto la struttura e hanno iniziato a isolare ogni traccia per capire cosa sia accaduto.

I dubbi: è giallo
Al momento resta il giallo sulla morte di un uomo da tutti descritto come molto disponibile, gentile e sempre con il sorriso. Per capire cosa sia accaduto occorre partire, ovviamente, dalle ore precedenti al decesso. Innanzitutto dovrà essere stabilito l'orario della morte: per questo - e anche per capirne le cause - si è resa indispensabile l'autopsia che verrà decisa nelle prossime ore. Un esame irripetibile che servirà a stabilire da quanto il corpo del cinquantasettenne fosse lì. Cosa ha fatto Gianni prima di finire a terra, all'ingresso del suo amato rifugio? Potrebbe aver tentato in modo vano di chiedere aiuto, cercando di raggiungere la struttura ma senza riuscirci? O qualcuno ha forzato la porta dall'esterno, sorprendendolo?
Altro elemento chiave dell'indagine sarà quello relativo alle cause del decesso. Da una prima ispezione esterna eseguita nell'immediatezza, il cinquantasettenne presentava lesioni e una ferita. Nessuna legata, però, ad armi da sparo. Potrebbe essere caduto mentre cercava funghi e ha tentato di chiedere aiuto raggiungendo il rifugio? O è stato aggredito? Le piste al momento sono tutte aperte, anche se l'aggressione sembrerebbe in secondo piano. Non è possibile infatti stabilire, senza gli opportuni riscontri medico-legali, cosa sia accaduto. Intanto, come di consueto, i carabinieri stanno cercando di risalire alle ultime persone con cui la vittima abbia potuto avere un incontro o un rapporto anche telefonico: questo servirà a tracciare un quadro più chiaro in cui inserire l'episodio.