Serena non può essere morta nel bosco di Fontecupa. Se così fosse, quale la necessità di avvolgerle il capo con una busta di plastica? A sottolineare questo aspetto ieri in aula, nell'udienza d'appello del processo Mollicone, è stata la criminologa Roberta Bruzzone consulente di parte per la difesa Nardoni per Armida, zia di Serena. Che ha parlato più volte di «una questione logica» nella ricostruzione del delitto.

Una volontà omicidiaria che coinvolge per la criminologa due soggetti distinti: uno caratterizzato dall'impeto, l'altro organizzato. E il sacchetto legato intorno alla testa avrebbe solo una spiegazione: evitare la perdita di tracce biologiche durante il trasporto. Poi la dottoressa Bruzzone si è soffermata anche sulla assoluta attendibilità di Santino Tuzi, il primo che indica la presenza di Serena in caserma.

Anche il generale Luciano Garofano consulente della difesa di Guglielmo e Antonio Mollicone - rappresentati dagli avvocati De Santis, Salera e Iafrate - si è soffermato sul luogo dell'aggressione. L'applicazione del teorema di Bayes - che permette di conoscere la probabilità che si manifesti una causa dato l'effetto finale - è per l'ex comandante del Ris la base per stabilire che Serena sia entrata in caserma. «C'è quasi la certezza che Serena si trovasse nella caserma dei carabinieri di Arce. E al 98% è lì che fu aggredita. Questa è la conclusione a cui siamo arrivati» ribadisce Garofano. Che poi aggiunge che è al 95% la possibilità dell'impatto contro la porta della caserma.

Ancora una volta a tenere banco nella battaglia in aula sono arma e luogo del delitto. Opposte, infatti, le valutazioni del professor Saverio Potenza - medico legale anche nel caso di Willy, e accademico di "Tor Vergata" - nominato dalla difesa di Quatrale, rappresentata dagli avvocati Paolo D'Arpino e Francesco Candido. Per il professor Potenza «l'ipotesi del trauma della testa di Serena contro la porta è residuale». Come già aveva spiegato in primo grado, ha raccontato che non ci sarebbe stata alcuna colluttazione «poiché non vi sono tracce sul corpo». Presenti in udienza ieri sia Marco che il padre Franco Mottola, oltre ai due ufficiali Quatrale e Suprano. Assente solo la moglie Anna Maria. Tutti assolti in primo grado con formula piena.