Ha patteggiato la pena a un anno e sei mesi, il minimo (con la sospensione della pena), e il giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Molfese, ha riconosciuto il concorso di colpa. È questa la sentenza emessa nei confronti di una giovane automobilista residente ad Amaseno accusata dell'omicidio stradale di Christian Seifrioedsbergerg, 26 anni, componente della nazionale di canottaggio austriaca. Il giovane era morto a seguito di un gravissimo incidente stradale avvenuto un anno fa il pomeriggio del 6 gennaio 2023 in provincia di Latina, sulla Strada Marittima II, nel territorio di Pontinia.

L'imputata, che stava rientrando a casa dal lavoro, era alla guida di una Lancia Y quando la vettura era entrata in collisione con la bici condotta dal 26enne che non era in fila, come previsto dal codice della strada, ma occupava una porzione della strada. Nei giorni scorsi in Tribunale si è svolto l'ultimo atto del processo e l'imputata, difesa dall'avvocato Marilena Colagiacomo del Foro di Frosinone, ha scelto un rito alternativo come il patteggiamento. Alla fine la pena è stata ritenuta congrua dal magistrato. Il giudice ha riconosciuto infatti l'attenuante del concorso di colpa perché il ciclista non procedeva incolonnato ai compagni ma occupava gran parte della corsia.

La vittima era in ritiro a Sabaudia insieme alla nazionale per gli allenamenti sul Lago di Paola, una meta scelta da molte nazionali durante il periodo invernale. L'atleta era stato investito dalla Lancia guidata dalla giovane che a causa dell'impatto era finita fuori strada. Subito era scattato l'allarme al 118, ma nonostante ogni tentativo di salvare il ragazzo, per lui non c'era stato niente da fare. Sul luogo dell'incidente erano intervenuti sia i vigili del fuoco che i carabinieri della stazione di Sabaudia per ricostruire la dinamica del tragico sinistro.

La notizia della morte del giovane atleta austriaco aveva suscitato grande commozione in Austria. Una volta che sono state chiuse le indagini dal magistrato inquirente, il pubblico ministero Marco Giancristofaro, titolare dell'inchiesta, si è definitivamente concluso il processo.